Regeni, il governo frena sul Cairo: è scontro sulle parole di Tajani
La Russa invita ad attendere le motivazioni della sentenza, mentre le opposizioni chiedono al ministro degli Esteri di riferire in Parlamento.
Ignazio La Russa invita a non anticipare conclusioni sulla sentenza relativa alla morte di Giulio Regeni e difende la possibilità che l’Italia continui a cercare la collaborazione dell’Egitto. «È giusto che l’Italia faccia tutto quello che è necessario» per arrivare all’eventuale estradizione degli imputati, ha affermato il presidente del Senato, precisando però che nessuno è stato condannato per omicidio e che il dirigente egiziano di grado più elevato è stato assolto da ogni accusa.
La Russa chiede prudenza sulla sentenza
Secondo La Russa, gli attacchi rivolti ad Antonio Tajani sono arrivati troppo presto. Prima di valutare pienamente il verdetto, ha osservato, occorre esaminarne le motivazioni e chiarire il contenuto delle responsabilità accertate dai giudici.
Il presidente del Senato ha quindi distinto tra la necessità di ottenere giustizia per Regeni e l’esito processuale finora maturato. La decisione, infatti, non ha riconosciuto una condanna per omicidio, elemento che a suo avviso dovrebbe essere considerato nel dibattito politico.
Le opposizioni attaccano Tajani
A Roma il centrosinistra ha chiesto che il ministro degli Esteri si presenti in Parlamento per spiegare le sue dichiarazioni sulla decisione giudiziaria. Elly Schlein ha accusato Tajani di avere minimizzato una sentenza che riconosce il sequestro e la tortura commessi da tre membri dell’apparato di sicurezza egiziano.
Anche il Movimento 5 Stelle, attraverso il capogruppo Luca Pirondini, pretende di sapere quali iniziative il governo abbia intrapreso nei confronti del Cairo e come intenda tutelare il risultato del processo italiano. Nicola Fratoianni ha sollecitato le dimissioni del ministro, mentre Riccardo Magi ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato di censurare parole ritenute offensive verso il Parlamento e la famiglia Regeni.
Il ministro difende la sua linea
Tajani ha respinto le accuse e si è detto sorpreso dal clamore suscitato dalle sue parole. A suo giudizio, aveva semplicemente descritto il contenuto del verdetto, che riguarda tre persone ma non identifica ancora gli autori materiali dell’uccisione di Regeni.
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Il ministro ha ribadito che l’Italia non intende rinunciare alla ricerca della verità e che il dialogo riservato con le autorità egiziane può essere più efficace delle dichiarazioni pubbliche. Ha inoltre ricordato l’impegno diplomatico che, secondo la sua ricostruzione, ha contribuito all’uscita dall’Egitto di Patrick Zaky e quello ancora in corso per riportare in Italia Nessy Guerra e sua figlia.
Meloni: dialogo ancora necessario
Da Praga Giorgia Meloni ha confermato che la famiglia Regeni e il governo condividono l’obiettivo di arrivare alla verità e alla giustizia. Lo Stato italiano è parte civile nel procedimento e, ha spiegato la presidente del Consiglio, continuerà ad agire con determinazione secondo l’evoluzione giudiziaria del caso.
La premier ha ricordato che la sentenza non è definitiva e che ogni eventuale richiesta di estradizione o di risarcimento dovrà essere valutata nei tempi e nelle forme previste. Nel frattempo, ha sostenuto, interrompere i rapporti politici e diplomatici con il Cairo rischierebbe di allontanare gli obiettivi perseguiti invece di renderli più vicini.
Il governo intende dunque tenere separati il percorso giudiziario e le esigenze della politica estera. L’Egitto resta infatti un interlocutore centrale nel Mediterraneo e nel mondo arabo, oltre a essere coinvolto in diversi dossier aperti con l’Italia, compreso quello di Nessy Guerra. La linea dell’esecutivo è stata ricondotta alla tradizione diplomatica italiana, che punta a mantenere il confronto anche con interlocutori considerati problematici.
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