Quasi 200 giorni di scontro: la nomina al Consiglio di Stato finisce in Procura
Il caso della vicepresidenza del Consiglio di Stato si intreccia con ricorsi, accuse contrapposte e l’audizione di Carbone davanti ai magistrati romani.
Da quasi duecento giorni la designazione del vicepresidente del Consiglio di Stato resta bloccata in un clima di forte tensione. La vicenda, nata dopo lo stop improvviso a una nomina considerata ormai definita, è approdata anche all’attenzione della Procura di Roma.
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Una nomina saltata all’ultimo momento
Lo scontro si è aperto nella primavera scorsa, all’interno degli uffici del Consiglio di Stato. Una scelta ritenuta ormai acquisita è stata rimessa in discussione senza preavviso, alimentando interrogativi sul ruolo esercitato dal governo nella fase precedente alla decisione.
Nel frattempo, tra i protagonisti della partita al vertice sono stati presentati diversi ricorsi e si sono moltiplicate le accuse reciproche. Il confronto sulla vicepresidenza si è così trasformato in una disputa istituzionale ancora irrisolta.
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Carbone ascoltato dai magistrati
Nell’inchiesta della Procura di Roma, guidata da Lo Voi, Giuseppe Carbone è stato sentito come persona informata sui fatti. La sua audizione si inserisce nel lavoro dei pm per ricostruire le circostanze che hanno portato all’interruzione della procedura di nomina.
L’attenzione degli investigatori si concentra quindi sulla sequenza degli eventi e sulle pressioni che avrebbero accompagnato la scelta. Al momento, il dato certo è che il braccio di ferro prosegue da mesi, mentre la vicenda ha attirato anche lo sguardo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
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