Troppe giornate nazionali? Abbate rilancia: «Facciamo quella del budino
Lo scrittore sostiene la critica di Sergio Mattarella sull’aumento delle ricorrenze ufficiali e ironizza sull’ipotesi di celebrarne una dedicata al dolce.
Se ogni aspetto della vita può meritare una ricorrenza ufficiale, allora perché fermarsi? Fulvio Abbate parte da questa domanda volutamente surreale per commentare l’ultimo intervento di Sergio Mattarella sul numero crescente delle giornate nazionali: «Perché non promulgare la Giornata nazionale per il budino?».
Lo scrittore e opinionista, intervistato da Tgcom24, condivide il richiamo del capo dello Stato e ritiene che l’eccesso di celebrazioni rischi di indebolire anche quelle nate con finalità più importanti. La sua battuta diventa così un modo per mettere in luce il paradosso di un calendario sempre più fitto.
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La provocazione sul calendario civile
Abbate ha accolto con favore le parole di Mattarella, arrivando a sintetizzare la propria posizione con una frase netta: «Mattarella ha ragione, sono troppe». Secondo lo scrittore, l’accumulo di ricorrenze può trasformare iniziative inizialmente significative in appuntamenti formali, privi della forza che dovrebbero avere.
Nel suo ragionamento, il riferimento al budino non vuole proporre davvero una nuova celebrazione, ma sottolineare l’estensione potenzialmente infinita dell’elenco. Se ogni valore, emozione o elemento della quotidianità può essere associato a una giornata ufficiale, osserva Abbate, il confine tra memoria e adempimento burocratico tende a diventare sempre più sottile.
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Il richiamo di Mattarella alle Camere
Il presidente della Repubblica ha recentemente promulgato le norme che istituiscono la Giornata nazionale del riciclo della carta e quella dedicata alla meraviglia. Proprio in quell’occasione ha rivolto un rilievo ai legislatori, invitandoli a riflettere sull’incremento delle ricorrenze introdotte per richiamare valori, avvenimenti, propositi o sentimenti.
Mattarella ha espresso il timore che manchino criteri condivisi per decidere quali giornate meritino un riconoscimento ufficiale. La sua osservazione, riportata da Abbate, è stata questa: «Desidero far presente che il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi in proposito criteri omogenei».
A chiudere il commento dello scrittore è arrivata un’ulteriore immagine ironica, ispirata a una poesia: l’idea di convocare una riunione per stabilire come interrompere la lunga serie di riunioni. Un paradosso che, nella sua lettura, descrive bene il rischio di moltiplicare procedure e celebrazioni fino a svuotarle di significato.
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