Proteste e sicurezza, l’appello di Mauriello: «Prima il dialogo»
Il presidente di Meritocrazia Italia chiede alle istituzioni di ascoltare il disagio sociale e illustra le proposte del movimento su lavoro, intelligenza artificiale e Pubblica amministrazione.
Le proteste di studenti, autotrasportatori e agricoltori, secondo Walter Mauriello, non possono essere archiviate come semplici problemi di ordine pubblico. Il presidente nazionale di Meritocrazia Italia invita le istituzioni a leggere il malessere che attraversa il Paese e, nello stesso tempo, presenta il pacchetto di riforme approvato dall’VIII Congresso nazionale dell’organizzazione, riunito al Teatro Quirino di Roma.
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Il disagio non si risolve con divieti
Mauriello descrive una società segnata da incertezza e disorientamento. Le piazze possono esprimere posizioni non condivisibili e ogni forma di violenza va respinta, ma dietro le mobilitazioni restano richieste che, a suo giudizio, meritano attenzione: regole più comprensibili, obiettivi comuni e una direzione politica riconoscibile.
Nel suo appello, il presidente di Meritocrazia Italia chiede di non affidare la risposta soltanto a misure restrittive. «Non siate sorde a queste proteste. Non banalizzatele attraverso decreti sicurezza. Cercate il dialogo», afferma, sollecitando un confronto capace di coinvolgere chi manifesta e di trasformare il conflitto sociale in un’occasione di revisione delle regole.
Investire sulle persone prima degli algoritmi
Tra le priorità indicate figurano scuola, formazione, ricerca e infrastrutture. Mauriello osserva che le risorse destinate agli armamenti risultano troppo elevate rispetto a quelle dedicate alla crescita delle competenze, mentre molti giovani lasciano l’Italia per trovare opportunità più ampie e un riconoscimento adeguato delle proprie capacità.
Il movimento propone anche un Testo Unico del Sociale e un Testo Unico sull’Intelligenza Artificiale. La proposta, presentata pure come emendamento alla Legge di Bilancio 2026, stabilisce che l’intelligenza artificiale debba sostenere il lavoro umano senza cancellarlo; per le imprese con oltre 50 dipendenti viene ipotizzata una quota minima del 60% di personale umano. «L’uomo non sia sostituito dagli algoritmi», è il principio indicato da Meritocrazia Italia.
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Le riforme proposte dal movimento
Un’altra iniziativa riguarda l’Agenzia delle Uscite, pensata per controllare, certificare e sanzionare la Pubblica amministrazione quando salda in ritardo le fatture di aziende, professionisti e artigiani. Il modello richiamato è quello dell’Agenzia delle Entrate, che vigila invece sugli adempimenti dei cittadini.
Nel programma trovano spazio anche una revisione meritocratica della Pubblica amministrazione, una sanità orientata alla qualità delle cure, la protezione della famiglia e una formazione considerata diritto, non vantaggio riservato a pochi. Il movimento indica inoltre la necessità di contrastare il dumping fiscale e lavorativo tra i Paesi dell’Unione europea.
Una sfida oltre i confini nazionali
Mauriello collega queste proposte alle grandi crisi vissute dalla sua generazione: dal terremoto dell’Irpinia del 1980 alle guerre, dalle primavere arabe alla pandemia di Covid-19. A suo avviso, il progresso ha prodotto benefici ma anche squilibri difficili da sostenere, imponendo nuove regole nel rapporto tra persone, natura, organizzazioni e specializzazioni.
La trasformazione, sostiene, non può essere realizzata dalla sola Italia. Servirebbe un’azione comune europea e internazionale, con l’obiettivo di costruire non soltanto sicurezza, ma anche pari opportunità e maggiore equilibrio sociale. «Al centro di tutto abbiamo messo l’uomo», conclude Mauriello, assicurando il sostegno di Meritocrazia Italia alle istituzioni e alle persone che chiedono di essere ascoltate.
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