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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Primarie, prima il progetto: la scelta di Gabrielli per Ruffini

L’ex capo della Polizia entra nel percorso di Ernesto Maria Ruffini e guarda a un centrosinistra più ampio, senza chiedere incarichi né garanzie

Le primarie, per Franco Gabrielli, possono arrivare soltanto dopo aver definito identità, programma e regole condivise. L’ex capo della Polizia considera questo strumento possibile, ma mette in guardia dal trasformarlo in una semplice sfida interna tra forze politiche.

La candidatura di Ernesto Maria Ruffini, spiega, avrebbe senso soltanto se inserita in un disegno più ampio: «La candidatura deve essere al servizio di un progetto; non può essere il progetto costruito al servizio di una candidatura». Ruffini ha già manifestato la propria disponibilità, ma la priorità resta la costruzione della proposta politica.


Un’area larga senza veti

Gabrielli colloca apertamente il nuovo percorso nel centrosinistra e respinge l’idea di un centro separato, autosufficiente e privo di una prospettiva di governo. L’obiettivo, chiarisce, è allargare quell’area e renderla più credibile, evitando una coalizione nata soltanto per contrapporsi a qualcuno.

Nel possibile campo di interlocuzione inserisce anche Matteo Renzi, ricordando che il leader di Italia Viva dichiara da tempo di voler stare nel centrosinistra. Quanto a Carlo Calenda, Gabrielli rifiuta l’idea di “recuperarlo”: secondo lui, il leader di Azione ha una fisionomia politica autonoma e spetterà al nuovo progetto dimostrarsi abbastanza convincente da coinvolgere lui e il suo elettorato.


L’esperienza come garanzia pubblica

La decisione di Gabrielli nasce dalla volontà di partecipare direttamente alla vita politica, senza attendere un eventuale incarico di governo. «Ho deciso», afferma, spiegando di preferire l’impegno nella definizione di una nuova idea di Paese alla prospettiva di ricevere un ruolo istituzionale.

Il suo ingresso avviene nel progetto promosso da Ernesto Maria Ruffini, nel quale dice di riconoscere valori affini ai propri. L’ex capo della Polizia precisa inoltre di non voler costruire una strada personale né di avanzare richieste: il progetto, nella sua impostazione, viene prima delle posizioni individuali.

Gabrielli richiama il proprio passato nella Democrazia cristiana, dove militò tra i 14 e i 24 anni assumendo anche responsabilità nazionali. In seguito scelse di servire lo Stato attraverso le istituzioni: per trentotto anni ha lavorato nella pubblica amministrazione, indicando nell’articolo 54 della Costituzione, con i suoi richiami a disciplina e onore, il riferimento della sua attività.

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Nessun dossier e una linea precisa

Sulle informazioni conosciute durante il periodo alla guida della Polizia, Gabrielli sottolinea che non appartengono a chi ricopre temporaneamente quell’incarico, ma allo Stato. Di conseguenza, restano sottoposte alle norme e agli obblighi di riservatezza.

Respinge anche qualsiasi collegamento con attività di dossieraggio: «Non li ho mai praticati e non fanno parte della mia cultura istituzionale». La sua esperienza, aggiunge, non riguarda soltanto la sicurezza pubblica, ma comprende protezione civile, intelligence, gestione delle emergenze e organizzazione della macchina statale.

L’ex dirigente interpreta la crisi del centro politico come il sintomo di un disorientamento più profondo. La ricetta che propone unisce moderazione nei metodi e ambizione negli obiettivi: confronto e mediazione dovrebbero accompagnare una lotta concreta alle disuguaglianze, alla precarietà e all’insicurezza.


Il nuovo percorso con Ruffini

A suo giudizio, la Costituzione deve rappresentare il metodo di lavoro, mentre l’uguaglianza costituisce il traguardo. Tra gli interlocutori indica anzitutto le persone che hanno affiancato Ruffini nella nascita di Più Uno, oltre ad Alessandro Onorato e alle altre realtà civiche e riformiste.

È in questo quadro che Gabrielli annuncia pubblicamente la propria scelta di aderire al progetto di Ruffini. La sua partecipazione, precisa, non nasce dalla ricerca di un incarico, ma dalla convinzione che serva un coinvolgimento diretto nella costruzione politica del Paese.

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