Pd, Schlein alza la posta: «La guida spetta a chi prende più voti
Alla Direzione dem la segretaria rivendica il peso elettorale del partito, attacca il governo su legge elettorale e costo della vita e rilancia il percorso dell’alleanza progressista.
L’inflazione al 4,2%, il record della pressione fiscale degli ultimi 12 anni e quasi 6 milioni di persone che rinunciano alle cure: sono alcuni dei numeri con cui Elly Schlein ha sfidato Giorgia Meloni durante la Direzione del Partito democratico. La segretaria dem ha collegato questi dati alla situazione economica e sociale del Paese, prima di affrontare il tema della coalizione alternativa alla destra.
Schlein attacca il governo sui numeri
Nel suo intervento Schlein ha ricordato che nel 2025 le nascite sono scese a 355.000, il livello più basso dal dopoguerra. A suo giudizio, il calo non dipende dalla perdita di valori, ma dalle difficoltà concrete che colpiscono soprattutto donne, giovani e Mezzogiorno: lavoro instabile, redditi insufficienti, accesso complicato alla casa, pochi asili nido e penalizzazioni per le madri.
La leader del Pd ha inoltre citato la povertà assoluta, che riguarda quasi 6 milioni di persone, compresi 1.300.000 bambini e ragazzi. Ha parlato anche di salari tra i più bassi d’Europa, energia all’ingrosso tra le più costose del continente e liste d’attesa che impediscono a milioni di italiani di curarsi, sostenendo che l’esecutivo abbia lasciato in eredità più tasse, più debito, caro vita e nessuna crescita.
Nel passaggio sulla legge elettorale, Schlein ha accusato la maggioranza di voler approvare regole costruite a proprio vantaggio ricorrendo alla fiducia. Ha ricordato che Meloni in passato considerava la materia di competenza del Parlamento e ha sostenuto che la maggioranza non sarebbe così compatta come appare. «È una legge sbagliata contro cui continueremo a lottare», ha detto alla Direzione.
Il Pd rivendica il primo posto
Il confronto interno al fronte progressista ruota anche sulla leadership. Schlein ha respinto l’idea che ogni partito debba avere lo stesso peso nella definizione della linea comune e ha rivendicato il risultato ottenuto dal Pd alle europee, alle regionali e alle comunali. «Uno non vale uno», ha affermato, spiegando che il partito ha raccolto il doppio dei voti rispetto alle altre forze politiche alle consultazioni europee.
La segretaria ha osservato che, se il Pd fosse rimasto al 14% dei sondaggi del gennaio 2023, quando era la seconda forza dell’opposizione, probabilmente oggi non si discuterebbe del suo ruolo nello stesso modo. Ha quindi distinto tra disponibilità al confronto e ingenuità, sostenendo che in una democrazia il partito che ottiene un voto in più debba guidare l’alleanza, senza che questo equivalga a un atteggiamento egemonico.
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Un programma prima della leadership
Schlein ha indicato una sequenza precisa per costruire l’alternativa: prima la definizione di un programma condiviso, poi la scelta di chi dovrà guidare una coalizione che rappresenti l’intero schieramento e non una singola forza. Secondo la segretaria, il fronte progressista esiste già e nei territori Pd e alleati amministrano insieme, anche se il percorso non può ancora considerarsi concluso.
La dirigente dem ha assicurato che il suo partito è pronto a cominciare anche subito, a condizione che il lavoro coinvolga tutte le forze disponibili e non venga avviato separatamente. Il confronto, ha precisato, dovrà allargarsi oltre le sedi dei partiti e includere cittadini, terzo settore, imprese e organizzazioni sindacali.
Schlein ha ricordato di aver proposto agli alleati, nel novembre 2025 dopo le elezioni regionali, un percorso comune di ascolto nazionale. Il Pd lo avrebbe concluso a febbraio, così da arrivare preparato al giorno successivo al referendum e valorizzare la mobilitazione che aveva coinvolto 15 milioni di elettori. Di questi, 5 milioni non avevano votato Pd due anni prima alle elezioni europee: un dato che, secondo la segretaria, mostra l’esistenza di uno spazio da conquistare nella società civile e tra le nuove generazioni.
La leader del Pd ha infine sostenuto che proprio la possibilità concreta di battere la destra spieghi le resistenze degli avversari. A suo avviso, la novità politica è rappresentata da un’alleanza compatta e dal ruolo centrale che il Partito democratico rivendica al suo interno.
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