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Politica 2 min di lettura6 giorni fa

Pensioni flessibili, il conto sale a 41,3 miliardi: il confronto con la povertà

Tra il 2019 e il 2025 le uscite anticipate hanno prodotto oneri per 41,3 miliardi, una cifra vicina a quella delle misure contro la povertà.

Il peso delle pensioni anticipate nel bilancio pubblico è risultato molto elevato: secondo la Ragioneria generale dello Stato, tra il 2019 e il 2025 le formule di uscita più elastiche hanno generato oneri per 41,3 miliardi di euro. Una cifra che si avvicina a quella, pari a circa 45,2 miliardi, collegata agli interventi di contrasto alla povertà.


Il conto accumulato in sette anni

La stima arriva dal rapporto della Ragioneria generale dello Stato sulle dinamiche di medio e lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario. Nel documento si spiega che il costo complessivo delle misure di flessibilità non si limita all’esborso diretto, ma comprende anche l’aumento del debito associato a queste scelte.

A quel quadro si aggiungono, sempre secondo il rapporto, gli effetti indiretti sulla crescita economica: l’uscita anticipata dal lavoro può comprimere l’occupazione e, di riflesso, rallentare la crescita potenziale. È questo l’insieme di fattori che porta il conto finale a 41,3 miliardi.


Le formule che hanno inciso di più

Nel perimetro indicato dalla Ragioneria rientrano i canali aperti dal decreto-legge n. 4 del 2019, che hanno permesso per un periodo limitato o in via sperimentale di lasciare il lavoro prima dei requisiti ordinari della riforma Fornero. Da lì sono arrivate Quota 100, poi rimpiazzata da Quota 102 e in seguito da Quota 103.

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Dentro il calcolo finiscono anche Opzione Donna, rivolta a specifiche categorie di lavoratrici e caratterizzata dal ricalcolo dell’assegno con il metodo contributivo, oltre al blocco dell’adeguamento alla speranza di vita per la pensione anticipata. Quest’ultimo intervento ha mantenuto fermi i requisiti della pensione anticipata ordinaria a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, evitando l’aumento che sarebbe scattato con l’aggancio alla speranza di vita.


La stretta del governo e il nuovo dibattito

Sullo sfondo c’è anche la correzione introdotta con la legge di bilancio 2026, con cui il governo Meloni ha ristretto i canali di uscita flessibile. Ma il tema è tornato al centro del confronto politico perché la Lega, per voce del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, ha proposto di estendere il pensionamento anticipato a 64 anni ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996.

Il rapporto contiene anche un dato che aiuta a leggere l’effetto complessivo di queste misure: l’età media di accesso alla pensione è pari a 64,9 anni. Un indicatore che, insieme ai costi stimati, mostra quanto il dossier resti delicato per la finanza pubblica.

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