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Politica 3 min di lettura4 giorni fa

Pd, il confine dei riformisti: Ucraina e identità prima dell’unità

A Coiano l’area riformista del Pd chiede primarie aperte e a doppio turno, difende il sostegno a Kiev e fissa i limiti del confronto con il campo largo.

Il sostegno all’Ucraina e la difesa dell’identità del Pd diventano i principali punti di pressione dell’area riformista dem. Riuniti alla casa del popolo di Coiano, vicino a Prato, i dirigenti hanno presentato proposte per il futuro del partito, indicando anche i confini da non oltrepassare nel dialogo con le altre forze della coalizione.


Kiev resta il punto non trattabile

Giorgio Gori, Lia Quartapelle, Lorenzo Guerini e Graziano Delrio hanno ribadito che l’appoggio all’Ucraina, compreso l’invio di aiuti militari, non può essere messo in discussione. Per i riformisti, rinunciare ora a sostenere Kiev non porterebbe più vicino il negoziato, ma renderebbe più lontana una pace fondata su condizioni diverse da quelle imposte da Vladimir Putin.

Il tema sarà centrale anche nel confronto con gli alleati del campo largo. La posizione dei riformisti è che su questo dossier non ci possa essere una mediazione al ribasso dentro il programma comune. Gori ha riassunto il suo approccio osservando che “l’unità va bene ma non a patto di rinunciare ai valori del Pd”.


Identità dem senza inseguire Conte

A Coiano è arrivata anche la richiesta di non spostare il partito troppo a sinistra per rincorrere Giuseppe Conte. Quartapelle ha sostenuto che il leader del Movimento 5 Stelle non possa trasferire nel Pd l’intero impianto politico del M5s, definendone alcune posizioni come slogan. L’obiettivo indicato è mantenere riconoscibili valori e profilo del partito, senza cedere neppure a derive estremiste.

Simona Malpezzi ha invitato le diverse componenti interne a non concentrarsi sulla distribuzione degli incarichi, ma a portare idee capaci di ampliare il consenso, soprattutto tra gli elettori moderati. Guerini, chiudendo l’incontro, ha rivendicato la permanenza dei riformisti nel partito: “non accettiamo lezioni di unità da chi se ne è andato”.

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Antisemitismo, un altro confine

Tra i dossier più ravvicinati c’è il disegno di legge sull’antisemitismo, atteso alla Camera la prossima settimana. Per l’area riformista, il voto contrario del Pd rappresenterebbe un limite invalicabile; Lele Fiano ha lasciato intendere che una conferma di quella scelta potrebbe mettere in discussione anche la sua permanenza nel partito.

Gori ha chiesto di non oltrepassare quella soglia, leggendo la vicenda come il segnale di una possibile ulteriore convergenza verso le posizioni della sinistra più radicale del campo largo. La segretaria Elly Schlein richiama invece da tempo l’esigenza di un Pd “testardamente unitario”, formula alla quale i riformisti rispondono chiedendo che l’unità non cancelli la specificità politica del partito.


Primarie aperte e doppio turno

L’area riunita a Prato guarda intanto al percorso interno e propone primarie ampie, organizzate su due turni. La richiesta si inserisce nella volontà di allargare la partecipazione e di coinvolgere un elettorato più vasto, senza ridurre il confronto alla sola competizione tra correnti.

Il prossimo appuntamento politico sarà a Montepulciano, dove il “correntone” dem si riunirà dal 23 al 25 ottobre. Da Coiano, però, il messaggio rivolto alla maggioranza del Pd e alle altre aree è già definito: i riformisti non chiedono posti o riconoscimenti, ma intendono contribuire a una proposta in grado di contrastare la destra e conquistare consensi oltre il perimetro tradizionale del partito.

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