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Politica 4 min di lettura3 giorni fa

Pacini sfida il Pd: patrimoni, Nato e Milano nel mirino

Il trentenne Lorenzo Pacini rilancia una linea socialista dentro il Partito democratico e propone tasse sui grandi patrimoni, servizi pubblici più forti e una svolta per Milano.

Lorenzo Pacini non arretra sulle posizioni più divisive della sua agenda: chiede una pace giusta per l’Ucraina, considera genocidio e pulizia etnica quanto accade in Palestina e Cisgiordania e respinge l’ipotesi di destinare il 5% del Pil alla spesa militare entro il 2035. Sul salario minimo ha risposto sì, precisando però che la battaglia dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla garanzia di retribuzioni realmente adeguate.


Nato e riarmo, la linea di Pacini

Secondo Pacini, l’Europa dovrebbe costruire una propria autonomia sul piano economico, energetico e militare. Per questo distingue la creazione di un esercito europeo dall’aumento generalizzato degli armamenti e sostiene che il primo progetto richiederebbe l’uscita dalla Nato.

Sull’invio di armi a Kiev, il dirigente del Pd indica il negoziato come unica prospettiva possibile, ma non una pace priva di condizioni. Contrario al riarmo fissato al 5% del Pil, lo definisce una scelta capace di produrre gravi conseguenze sociali e contesta le risorse destinate alle armi.


Il socialista che resta nel Pd

Trent’anni, una formazione in Giurisprudenza e un incarico da assessore nel Municipio 1 di Milano: Pacini è tra i volti emergenti del Partito democratico. Ha inoltre annunciato la propria disponibilità a correre per Palazzo Marino, oppure a partecipare alle primarie di coalizione.

La sua posizione politica è raccolta nel volume Una cosa di sinistra, pubblicato da Ponte alle Grazie: 144 pagine, al prezzo di 14 euro. Il titolo del capitolo d’apertura, “I miliardari non sono il modello, ma il nemico”, sintetizza il bersaglio principale della sua proposta. A chi gli suggerisce di lasciare il Pd replica: “Se a dirmelo sono persone di centro o centrodestra, significa che sto lavorando bene”.


La ricchezza al centro della proposta

La prima misura indicata da Pacini riguarda le successioni di grande valore. La sua idea è applicare un prelievo crescente sulle eredità più consistenti, lasciando fuori i patrimoni familiari piccoli e medi, mentre oggi il sistema italiano colpisce soprattutto redditi e consumi e riserva un trattamento più leggero a rendite, ricchezze e trasferimenti ereditari.

Nel suo ragionamento cita il caso della famiglia Berlusconi: su una ricchezza stimata in cinque miliardi di euro, gli eredi arriverebbero a versare, secondo i suoi calcoli, non più di 18 milioni, cioè lo 0,36%. Negli Stati Uniti, ricorda, l’aliquota sui patrimoni ereditati più elevati può raggiungere il 40%.

Pacini è favorevole anche a un’imposta sui grandi patrimoni, ma giudica fuorviante chiamarla semplicemente patrimoniale, perché il termine finirebbe per comprendere anche fasce sociali meno abbienti. Riprende quindi la proposta di Oxfam: un prelievo progressivo tra il 2% e il 3,5% sui patrimoni netti da almeno 2 milioni di euro, con ipotesi di franchigia studiate tra 2,3 milioni e 5,4 milioni di euro e rilanciate anche da Alleanza Verdi-Sinistra.


Diritti, classi e sicurezza

Per Pacini la sinistra non dovrebbe scegliere tra diritti civili e diritti sociali. Le conquiste sul piano delle libertà, sostiene, rischiano di rimanere incomplete se le persone non dispongono delle risorse necessarie per vivere concretamente quelle stesse libertà.

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La sua critica riguarda soprattutto l’abbandono del tema delle classi sociali. A suo giudizio, la distanza economica è aumentata: vent’anni fa il patrimonio del cittadino più ricco d’Italia era indicato in 12 miliardi di euro, oggi arriverebbe a 40, mentre gli stipendi delle generazioni precedenti sono rimasti sostanzialmente fermi.

Quanto alla sicurezza, Pacini riconosce che il problema esiste anche a Milano, ma nega che possa essere affrontato soltanto con misure repressive. Nella sua lettura, la criminalità non si riduce senza intervenire su povertà e disuguaglianze; accusa inoltre la destra di porre l’accento sul tema soprattutto quando i reati sono attribuiti a stranieri, mentre l’attenzione calerebbe davanti ai crimini commessi da dirigenti o professionisti.


Milano tra affitti e trasporti

La città, sostiene Pacini, sta diventando inaccessibile a molti giovani e a numerosi lavoratori tra i 40 e i 50 anni, compresi insegnanti, dipendenti pubblici e autisti. L’attrazione di grandi eventi, investimenti e residenti molto facoltosi avrebbe reso più difficile la permanenza della classe lavoratrice, indispensabile al funzionamento dei servizi.

La ricetta proposta è quella del “socialismo municipale”: una gestione pubblica dei servizi orientata ai bisogni delle persone e non alla ricerca del profitto. Sul mandato di Giuseppe Sala assegna sette al primo quinquennio e cinque al secondo, aggiungendo che gli errori non possono essere attribuiti a una sola persona e che il centrosinistra dovrebbe presentare programmi alternativi.

Per la mobilità chiede più collegamenti tra le periferie, abbonamenti meno costosi per chi lavora e tariffe maggiorate per i turisti. Prevede inoltre la gratuità del trasporto fino ai 16 anni e abbonamenti da 50 euro per categorie come insegnanti, educatori e infermiere; agli over 65 con Isee elevato, invece, toglierebbe le riduzioni. Nel piano rientrano anche piste ciclabili più sicure.


La sfida interna a Milano

Nel possibile confronto alle primarie con Mario Calabresi, apprezzato anche da esponenti del centrodestra come Carlo Calenda, Letizia Moratti e Gabriele Albertini, Pacini evita di stabilire chi rappresenti davvero la sinistra. Saranno gli elettori dell’area, sostiene, a decidere. E accompagna la sfida con una battuta presa dal rugby: “Quelli grossi li preferiamo perché quando cadono fanno più rumore”.

La sua distanza da una parte del Pd non si traduce, almeno per ora, in un’uscita dal partito. Pacini invita piuttosto la sinistra a non trasformare il confronto interno in una gara di purezza ideologica, perché l’obiettivo, a suo avviso, deve restare la costruzione di politiche rivolte alle persone.

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