6.000Lettori online ora
Politica 3 min di lettura23 set

Orsini, la guerra dell’informazione passa anche dai giovani

A Versiliana il sociologo ha parlato di disinformazione, sovranità e pace: per lui l’Italia resta libera solo in parte e sul tema della sicurezza il dibattito pubblico sarebbe fortemente condizionato.

Per Alessandro Orsini il punto non è solo la guerra, ma il modo in cui se ne parla. Nel confronto con Generazione News, il sociologo ha sostenuto che in Italia il discorso su difesa e politica estera sarebbe talmente controllato da assomigliare, per certi aspetti, a quello delle dittature; per questo ha invitato gli studenti a misurare con attenzione le parole, pur ringraziandoli per l’impegno civile.


Il coraggio conta, ma non basta

Nel passaggio più netto dell’intervista, Orsini ha avvertito che chi affronta temi come sicurezza internazionale e politica militare può andare incontro a conseguenze serie. Ha detto che, su questi argomenti, gli strumenti di tutela legale diventano indispensabili, perché lo Stato satellite tende a colpire la reputazione di chi parla con libertà.

Allo stesso tempo ha riconosciuto il valore delle piazze e delle mobilitazioni contro la guerra, compresa quella contro il genocidio a Gaza. Però ha raccomandato prudenza a studenti, docenti e giovani in generale: la durezza nel linguaggio, ha spiegato, può essere efficace, ma espone anche a molti problemi.


Italia libera solo a metà?

Sollecitato sulla libertà del Paese, Orsini ha evitato una risposta secca. La sua tesi è che l’Italia assomigli a un sistema in cui convivono spazi liberi e aree invece fortemente condizionate; tra queste, ha collocato proprio il dibattito pubblico su politica estera e difesa.

Secondo il professore, in quel campo la discussione sarebbe organizzata in modo molto diverso rispetto ad altri ambiti della vita civile. Il resto della società, ha aggiunto, conserva invece margini di libertà molto più ampi, motivo per cui non si sentirebbe di dire né sì né no in modo assoluto.


Bases americane e sovranità limitata

Interrogato su cosa farebbe se fosse ministro della Difesa, Orsini ha chiarito che non potrebbe agire da solo. La misura che indicherebbe come prioritaria sarebbe aprire un percorso politico per chiudere le basi statunitensi presenti sul territorio italiano, considerate da lui una sottrazione di sovranità.

Ha però precisato che un’operazione del genere richiederebbe tempo e consenso, anche perché teme ritorsioni da parte degli Stati Uniti. Per questo, più che una decisione immediata, immagina un processo da costruire gradualmente.


Pace, informazione e giovani

Nel ragionamento di Orsini, la disinformazione è una conseguenza diretta della condizione di dipendenza che attribuisce all’Italia. A suo dire, le classi dirigenti avrebbero interesse a presentare il Paese in una luce migliore di quella reale, così da rendere più accettabile la subordinazione politica.

Ha poi esteso il discorso ai movimenti pacifisti, sostenendo che in Italia esistono sensibilità trasversali, da destra a sinistra e al centro, ma non una struttura unica capace di riunirle tutte. Per lui un’organizzazione troppo rigida finirebbe per spaccarsi rapidamente, anche se la nascita di forze politiche pacifiste resterebbe un obiettivo auspicabile.

La conversazione con gli studenti toscani si è svolta alla Versiliana, dove la festa de Il Fatto Quotidiano 2026 si è tenuta dal 9 al 13 settembre a Marina di Pietrasanta. L’incontro ha rientrato tra gli appuntamenti dedicati al futuro delle nuove generazioni, tema centrale anche per la campagna “Il futuro non si arma si insegna”, legata alla richiesta di aumentare gli stipendi dei docenti italiani fino ai livelli medi europei.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere