Nucleare, via libera dell’Italia: le prime centrali sono attese nel 2033-34
Il Parlamento ha dato l’ok al ritorno dell’atomo sostenibile: il Governo dovrà ora scrivere le regole, mentre il traguardo fissato guarda ai primi impianti di nuova generazione entro il 2034.
L’Italia torna a puntare sul nucleare dopo quasi quattro decenni dal referendum del 1987. Con il via libera definitivo del Senato al disegno di legge, il percorso per reintrodurre questa tecnologia nel sistema energetico nazionale entra in una fase operativa e rimette al Governo il compito di definire norme e tempi.
Gilberto Pichetto ha letto la decisione come un cambio di prospettiva, non come un recupero del passato: il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica l’ha definita «un passo verso il futuro». Nel testo approvato, infatti, il nucleare viene presentato come uno strumento da valutare dentro la strategia di sicurezza energetica e di neutralità climatica al 2050.
Cosa dovrà fare il Governo
La legge non introduce subito i nuovi impianti, ma affida all’esecutivo una lunga serie di passaggi tecnici e regolatori. Tra questi ci sono l’aggiornamento della normativa italiana, le regole per ricerca, sviluppo e impiego dell’energia da fissione e fusione, oltre alla disciplina di sperimentazione, localizzazione, costruzione ed esercizio dei moduli di nuova generazione.
Nel perimetro del futuro programma rientrano anche l’economia circolare, la gestione delle vecchie centrali, lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti e del combustibile esaurito, oltre alla formazione di tecnici, ricercatori e ingegneri. Secondo il testo, i decreti attuativi dovranno essere definiti entro dicembre 2026 e adottati entro 12 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento.
La tempistica verso il 2034
Solo dopo quel passaggio si potrà parlare di impianti. Le prime centrali nucleari di nuova generazione sono stimate «verso il 2033-34», una scadenza che rende chiaro quanto il progetto sia legato a un orizzonte di medio periodo e non a un ritorno immediato.
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Lo scenario disegnato per il 2050 prevede tra 8 e 16 GW di capacità nucleare, pari all’11%-22% della domanda elettrica nazionale. Anche così, il nucleare non viene immaginato come fonte unica: dovrà inserirsi in un mix in cui le rinnovabili manterranno un ruolo centrale.
La scommessa sulla sicurezza energetica
La scelta di riaprire al nucleare viene motivata con uno studio ritenuto solido dal punto di vista scientifico. Il Governo dovrà però affiancare alla parte normativa anche un lavoro di informazione pubblica, indicato come necessario per far percepire il nucleare sostenibile come un’opzione concreta.
L’obiettivo politico è collegare questa tecnologia alla sicurezza energetica dell’Italia e al percorso verso la neutralità al 2050. La linea approvata dal Parlamento non cancella la centralità delle rinnovabili, ma prova a costruire un sistema in cui l’atomo torni a essere uno degli elementi del bilancio energetico nazionale.
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