Legge elettorale, la sfida si sposta nelle piazze: cosa succede ora
Dopo il voto segreto sulle pregiudiziali, la maggioranza guarda all’8 ottobre mentre le opposizioni annunciano una mobilitazione fuori dal Parlamento.
Le opposizioni promettono di trasformare la riforma della legge elettorale in una nuova battaglia politica anche fuori dal Parlamento. In Aula hanno accusato la maggioranza di voler blindare il potere e hanno contestato sia la costituzionalità del provvedimento sia l’aumento delle firme necessarie per presentarsi alle elezioni.
Gianni Cuperlo ha annunciato che, in caso di approvazione, la mobilitazione proseguirà nel Paese e nelle piazze, richiamando lo spirito del Referendum di marzo. Riccardo Magi, inoltre, ha rilanciato la richiesta di introdurre le firme digitali e continua lo sciopero della fame su questo tema.
L’opposizione prepara il confronto esterno
Nel dibattito sono arrivate critiche anche da Nicola Fratoianni, che ha definito il testo una forzatura incostituzionale. Roberto Giachetti ha invece contestato il meccanismo con cui, a suo giudizio, i partiti finirebbero per predeterminare una quota rilevante degli eletti.
Il Movimento 5 Stelle ha descritto la maggioranza come intenzionata a restare ancorata al potere. Azione ha votato contro il provvedimento insieme agli altri gruppi di opposizione, criticando il metodo seguito e la scelta dei tempi parlamentari.
Il voto segreto rafforza il centrodestra
A Montecitorio il centrodestra ha respinto le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Il risultato dello scrutinio segreto è stato netto: 229 deputati hanno votato contro, mentre 178 si sono espressi a favore delle richieste dell’opposizione.
La maggioranza ha mostrato una presenza quasi completa. Nel centrodestra risultano sette assenti su 233 parlamentari e tre deputati in missione, tra cui la Presidente del Consiglio e il ministro Gilberto Pichetto Fratin. Anche i gruppi di opposizione hanno riempito i banchi, con i principali leader presenti fin dalle prime ore.
Ai voti del centrodestra si sono aggiunti quelli di Futuro Nazionale. Il gruppo ha spiegato di non voler sostenere quelle che considera “pregiudiziali ridicole”, confermando così un nuovo allineamento con la maggioranza su una votazione parlamentare di peso.
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Fiducie e appuntamento dell’8 ottobre
La prossima settimana il Governo chiederà tre voti di fiducia sui primi tre articoli, modificati durante l’esame al Senato. La prima votazione è prevista lunedì mattina e riguarderà i primi due articoli, sui quali sono stati depositati circa sessanta emendamenti relativi alle preferenze e alla raccolta delle firme.
Mercoledì sarà sottoposto alla fiducia anche il terzo articolo, dedicato alla ridefinizione territoriale dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone. Sebbene non siano stati presentati emendamenti, su questa disposizione sarebbe possibile chiedere il voto segreto: la fiducia servirà quindi a ridurre il rischio di defezioni nella maggioranza.
Sarà invece palese la votazione sulla modifica all’articolo 8, che estende ai caregiver il voto dei cittadini fuori sede. La norma, approvata all’unanimità a Palazzo Madama, non contiene emendamenti e non rientra direttamente nella materia che consente di richiedere lo scrutinio segreto.
Dopo l’esame degli ordini del giorno, previsto nel pomeriggio del 7 ottobre, l’Aula tornerà a pronunciarsi sul testo alle 12.30 dell’8 ottobre. Il voto finale sarà segreto e rappresenterà il passaggio decisivo per l’approvazione della riforma.
Il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha attribuito a quell’appuntamento “un valore politico enorme”. Il risultato sulle pregiudiziali ha intanto ridotto le preoccupazioni del centrodestra, anche se resta il successivo giudizio della Consulta.
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