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Politica 3 min di lettura45 min fa

Caso Regeni, il rinvio sul memorandum riaccende lo scontro con il Cairo

La maggioranza prende tempo sulla cooperazione militare con l’Egitto mentre resta aperto il confronto sulla provvisionale riconosciuta allo Stato italiano

Il Pd attacca il rinvio del voto sul memorandum Italia-Egitto e accusa la maggioranza di trascurare i problemi concreti delle Forze armate. La discussione in Commissione Difesa è stata posticipata e, secondo i dem, il governo sarebbe impegnato più a inseguire Vannacci che ad affrontare questioni come retribuzioni, pensioni e alloggi dei militari.


Il memorandum resta senza una data

A far slittare l’esame è stata l’assenza del relatore Mauro Malaguti, deputato di Fratelli d’Italia. Il parlamentare ha spiegato che nello stesso momento era convocata anche la Commissione Agricoltura, chiamata a votare sul disegno di legge sulla caccia, e che non avrebbe potuto partecipare a entrambe le riunioni.

Malaguti ha escluso qualsiasi retroscena politico e ha sostenuto che il provvedimento non avesse carattere d’urgenza. Il testo riguarda lo scambio di tecnologie, la collaborazione sugli equipaggiamenti e il coordinamento nella gestione di situazioni complesse; la sua calendarizzazione in Aula, però, non appare imminente. «Non ci sono ombre, né motivi di polemica», ha dichiarato il deputato, spiegando che l’attenzione è ora rivolta anche alla legge elettorale.


Il Pd contesta le priorità del governo

I rappresentanti democratici in commissione hanno definito grave il rinvio, anche perché il memorandum aveva già provocato discussioni interne alla stessa maggioranza. A loro giudizio, la scelta conferma una linea politica distante dalle emergenze del comparto della Difesa.

Il passaggio parlamentare si inserisce in un momento delicato nei rapporti con il Cairo. Sullo sfondo c’è infatti la sentenza con cui la Corte d’Assise di Roma ha inflitto 10 anni di reclusione a tre agenti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni.


Meloni frena sulla rottura diplomatica

A Genova Giorgia Meloni ha ricordato che il procedimento non è ancora concluso e che il sistema giudiziario prevede tre gradi di giudizio. La presidente del Consiglio ha aggiunto che l’eventuale esecuzione di quanto stabilito dai giudici dovrà essere valutata, ma ha escluso che interrompere le relazioni con l’Egitto possa favorire la ricerca della verità.

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«Chiudere i rapporti diplomatici con l’Egitto non aiuta, piuttosto crea maggiori difficoltà», ha affermato la premier. Meloni ha inoltre precisato che la riapertura dei rapporti con il Cairo risale al governo Gentiloni, non all’attuale esecutivo, lasciando intendere che anche chi lo precedeva considerasse utile mantenere aperto il canale diplomatico.


La provvisionale divide le parti

Il punto più controverso riguarda i 150 mila euro riconosciuti come provvisionale alla Presidenza del Consiglio, costituita parte civile nel processo. Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti aveva fatto sapere che l’esecutivo intende attendere la decisione della Cassazione prima di avviare le procedure per ottenere il pagamento dai condannati.

Per la famiglia Regeni, tuttavia, il versamento non dovrebbe essere subordinato alla conclusione definitiva del procedimento. L’avvocata Alessandra Ballerini ha richiamato l’articolo 540 del codice di procedura penale e il contenuto della sentenza: «La provvisionale di 150 mila euro assegnata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri è immediatamente esecutiva, non bisogna quindi attendere che la sentenza diventi definitiva».

Paola e Claudio Regeni hanno chiesto che l’Italia riconosca gli effetti della decisione della Corte, pretenda il risarcimento indicato dall’Avvocatura dello Stato e valuti la rottura dei rapporti con un Paese che, a loro parere, continua a rappresentare un rischio anche per cittadini di Stati considerati amici. L’eventuale iniziativa per il recupero della somma passerebbe comunque per vie diplomatiche e, secondo le stime emerse, potrebbe diventare praticabile non prima di almeno due anni, senza però una tempistica certa.

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