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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Camera, il voto segreto riaccende i sospetti: chi controllava chi

Tra presenze insolite, accuse incrociate e ministri schierati in Aula, il primo scrutinio sulla legge elettorale mette alla prova la maggioranza

Alla vigilia della manovra, la Camera offre una scena insolitamente affollata e ricca di incroci politici. Giancarlo Giorgetti viene avvicinato da diversi deputati della Lega per una conversazione informale, mentre Elly Schlein si confronta separatamente con Lorenzo Guerini in vista della direzione del Pd convocata per domani.

Non passano inosservate nemmeno la presenza di Marta Fascina, vestita di scuro, tra i banchi di Forza Italia, e quella di Antonio Razzi, oggi opinionista, nei corridoi di Montecitorio. Il clima resta vivace anche sul piano delle battute politiche: Gianni Cuperlo, rivolgendosi a Forza Italia e Lega, avverte «Si avvicina il giorno del ringraziamento, preparatevi a fare i tacchini». Igor Iezzi replica: «Io vi dico non fate gli struzzi».


In Aula torna il sospetto sui controlli

Il punto più discusso riguarda la disposizione dei deputati di Fratelli d’Italia. Alcuni esponenti di primo piano del gruppo hanno lasciato le postazioni abituali per sistemarsi nei banchi superiori, una scelta interpretata dal Pd come un modo per osservare meglio il comportamento dei colleghi durante lo scrutinio riservato.

Andrea Casu ha accusato la maggioranza di aver mostrato così la scarsa fiducia di Giorgia Meloni verso gli alleati e persino verso il proprio partito. Da Fratelli d’Italia è arrivata una spiegazione diversa: nessuna sorveglianza, ma la necessità di liberare spazio per i componenti del governo presenti nell’emiciclo.


Le vecchie sentinelle restano fuori

Il precedente estivo, quando collaboratori dei gruppi erano stati collocati nella tribuna stampa centrale durante una seduta sulla legge elettorale, non si è ripetuto. Dopo le proteste dell’Associazione stampa parlamentare, il collegio dei questori ha impedito agli operatori politici di accedere agli spazi riservati ai giornalisti.

Gli addetti possono comunque raggiungere la tribuna, ma soltanto attraverso una zona laterale e dopo aver sottoscritto il codice di autoregolamentazione. La vicenda delle cosiddette sentinelle dei Fratelli d’Italia è dunque rimasta sullo sfondo, mentre il confronto si è concentrato sui movimenti interni all’Aula.

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Il voto segreto mette tutti in allerta

La mobilitazione dei vertici dell’esecutivo ha prodotto un’affluenza eccezionale: ministri, viceministri e sottosegretari hanno occupato i loro posti insieme a parlamentari raramente presenti. Edoardo Ziello ha definito questi ultimi i «fantasmi di Montecitorio», dentro una folla che ha riempito prima i corridoi e il bar interno, poi l’emiciclo.

Poco prima della votazione, diversi deputati di entrambi gli schieramenti si sono alzati o hanno abbandonato momentaneamente la propria postazione. Lorenzo Fontana è intervenuto più volte per ricondurre l’assemblea all’ordine e chiedere che il voto avvenisse restando seduti, così da permettere ai funzionari di verificarne la regolarità.


Dopo lo scrutinio cala la tensione

Il primo voto segreto sulla legge elettorale si è concluso intorno alle 13.30. Da quel momento, ai sospetti della mattinata sono subentrati sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle, senza però cancellare i dubbi emersi dopo l’incidente parlamentare di metà luglio.

La giornata ha così alternato contatti informali, ironie tra maggioranza e opposizione e attenzione quasi investigativa sui banchi. In mattinata, un esponente meloniano aveva sintetizzato il clima con una domanda sugli interessi destinati a prevalere: un segnale della fiducia ancora fragile dentro la coalizione.

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