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Politica 2 min di lettura2 ore fa

Artigiani, la svolta promessa da Meloni: più assunzioni senza perdere l’identità

La riforma resta da definire nei dettagli, ma il governo conferma l’intenzione di permettere alle imprese artigiane storiche di crescere senza cambiare status

Il punto decisivo della riforma dell’artigianato non è ancora scritto: soglia degli addetti, vincoli alle nuove assunzioni e requisiti per accedere alle regole aggiornate restano oggetto di confronto. In questo quadro di incertezza, il governo prova però a rassicurare il settore dopo le critiche sollevate da Confindustria e dalle piccole imprese di Confapi.

Giorgia Meloni e il viceministro dell’Economia Maurizio Leo hanno difeso l’obiettivo di consentire alle aziende artigiane con una storia consolidata di aumentare il personale senza perdere la propria qualifica. La proposta è ancora in lavorazione al ministero delle Imprese guidato da Adolfo Urso, dove la formulazione definitiva potrebbe modificare sensibilmente gli equilibri.


La soglia degli addetti resta decisiva

Le ipotesi circolate nelle ultime settimane riguardano innanzitutto il numero massimo di dipendenti consentito alle imprese artigiane. Sul tavolo ci sono anche possibili limiti alle assunzioni, eventualmente concentrate in specifici bacini di lavoratori, e condizioni temporali per accedere al nuovo impianto normativo: tra gli scenari considerati figura un periodo di attività artigiana che potrebbe arrivare a dieci anni.

Per Confindustria e Confapi, le prime anticipazioni sulla riforma rischiano di produrre conseguenze rilevanti sui conti pubblici, sugli stipendi e sulla previdenza. Le stime delle associazioni parlano di una possibile riduzione delle entrate fiscali fino a 1 miliardo di euro. Per questo ogni modifica numerica al testo potrebbe spostare il provvedimento verso le richieste degli artigiani oppure verso una soluzione più prudente, vicina alle obiezioni delle altre organizzazioni imprenditoriali.


Meloni difende la crescita senza snaturamento

Intervenuta alla celebrazione degli 80 anni della Cna, la presidente del Consiglio ha sostenuto che un’impresa artigiana dovrebbe poter ampliare la propria attività mantenendo le caratteristiche che la distinguono. «Un’impresa artigiana ha il diritto di crescere restando quella che è», ha affermato, confermando la volontà dell’esecutivo di proseguire con la legge delega.

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Meloni ha descritto l’attuale meccanismo come un ostacolo per chi vuole incrementare il fatturato e assumere: secondo la sua ricostruzione, l’imprenditore sarebbe costretto a rinunciare alla qualifica artigiana e alla propria specificità. La presidente del Consiglio ha aggiunto che l’intervento non rappresenterebbe un semplice vantaggio per la categoria, ma un sostegno alla produzione, ai territori e all’occupazione.


Leo: crescita e fisco possono convivere

Anche Leo, intervenuto a un appuntamento di Confartigianato, ha invitato a evitare lo scontro tra le parti. A suo giudizio, favorire l’espansione delle imprese artigiane allargherebbe la base economica su cui si misura la pressione fiscale, con possibili ricadute positive sulla crescita e, successivamente, sulle entrate tributarie.

La posizione del viceministro si inserisce in una discussione ancora aperta. Il testo finale dovrà stabilire se e come ampliare i margini di sviluppo delle imprese senza provocare gli effetti sui bilanci pubblici e sul lavoro denunciati dalle associazioni contrarie alle prime ipotesi.

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