Nordio verso l’addio: a 80 anni pensa a famiglia e letture
Il ministro della Giustizia esclude una nuova candidatura e chiarisce la sua posizione sui minori violenti, tra prevenzione, responsabilità educative e misure coercitive come ultima scelta.
Il futuro politico di Carlo Nordio sembra ormai segnato da una scelta personale: il ministro della Giustizia non considera probabile una nuova candidatura. Il prossimo anno compirà ottant’anni e, dopo aver giudicato positiva la propria esperienza al governo, vorrebbe dedicarsi nuovamente alle letture, al nuoto, alla famiglia e ai suoi gatti. A Giorgia Meloni riconosce il merito di avergli affidato l’incarico, ma ritiene che prolungare ancora il percorso istituzionale sarebbe poco opportuno.
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Nordio richiama il rischio terrorismo
Nel corso dell’intervista, Nordio ha collegato il disagio giovanile anche a possibili tentativi di radicalizzazione. A preoccuparlo è l’eventualità che soggetti estremisti sfruttino proteste e fragilità sociali per avvicinare i ragazzi.
Il ministro ha ricordato la genesi delle Brigate Rosse, nate anche attraverso l’utilizzo delle tensioni presenti tra lavoratori e giovani. Per questo, a suo giudizio, la gestione dell’ordine pubblico non può limitarsi alla repressione dopo i disordini, ma deve puntare a intercettare prima i segnali di pericolo.
La prevenzione resta la priorità
Nordio ha respinto l’idea che il carcere rappresenti la risposta automatica alla violenza minorile. «La soluzione è progressiva», ha spiegato, indicando nella famiglia il primo luogo dell’educazione, nella scuola il riferimento per la formazione civica e nelle parrocchie o nelle associazioni gli spazi destinati alla socialità.
In questa logica si inserisce il fermo preventivo, che il ministro distingue nettamente dalla detenzione. Si tratta, secondo la sua ricostruzione, di uno strumento di controllo introdotto per prevenire situazioni di rischio; tuttavia, davanti a episodi gravi come quelli verificatisi a Milano, possono diventare necessarie anche misure coercitive, considerate una soluzione estrema.
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Nessun piano per arresti di massa
Rispondendo alle domande sulla possibilità di arrestare in modo generalizzato i minori, il guardasigilli ha negato di aver mai sostenuto una simile ipotesi: «Mai sognato di dirlo». Nordio ha attribuito quella lettura a una ricostruzione parziale delle sue precedenti dichiarazioni e ha ricordato che negli istituti penali minorili si trovano 3 minori.
Il problema, ha aggiunto, riguarda soprattutto la carenza di posti e il sovraffollamento delle strutture dedicate ai ragazzi. Non avrebbe inoltre proposto di collocare i minori insieme agli adulti: l’ipotesi indicata sarebbe piuttosto quella di recuperare e adattare edifici destinati in precedenza alla popolazione carceraria adulta.
Il nodo del decreto sui disordini
Nordio ha poi contestato l’idea che il governo abbia semplicemente reintrodotto fattispecie già esistenti. Danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale erano già previsti, ha spiegato, ma non nella combinazione contemplata dalle nuove disposizioni.
Particolare rilievo è stato dato alle convocazioni diffuse sui social e poi cancellate all’ultimo momento, secondo il ministro per eludere i controlli delle forze dell’ordine e lasciare spazio a devastazioni senza conseguenze. Nordio ha inoltre sostenuto che, dopo l’entrata in vigore del decreto tanto criticato, non si siano più verificati rave party e siano diminuiti anche i danneggiamenti collegati a quegli eventi.
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