Meloni, la partita oltre l’emergenza: energia, Africa e crescita all’1%
Dall’assemblea di Assolombarda la premier indica le priorità per imprese ed Europa e stima per il 2026 un’espansione in linea con i principali partner.
Un continente giovane e destinato a crescere può diventare una delle principali occasioni per le imprese italiane, a patto di non lasciare il campo ad altri. Giorgia Meloni, intervenuta all’assemblea di Assolombarda a Milano, ha invitato il sistema produttivo a guardare anche all’Africa, accanto ai mercati già considerati strategici.
L’Africa come occasione da non perdere
Secondo la presidente del Consiglio, individuare opportunità negli Stati Uniti o nei Paesi del Golfo è relativamente semplice, mentre il continente africano viene osservato con maggiore difficoltà. Eppure, ha sottolineato, si tratta dell’area con la popolazione più giovane del pianeta e di uno dei mercati che cresceranno maggiormente nei prossimi decenni.
«Esserci significa non lasciare ad altri un'opportunità che può essere soprattutto nostra», ha affermato Meloni rivolgendosi agli imprenditori. La presenza italiana in Africa, nella sua impostazione, deve quindi accompagnare una strategia economica più ampia e orientata al futuro.
L’Europa non tagli coesione e agricoltura
La premier ha poi rivendicato per l’Italia un ruolo attivo nel confronto europeo. Roma sostiene l’inserimento della competitività tra le nuove priorità del quadro finanziario pluriennale, ma ritiene che le risorse non possano essere reperite riducendo i fondi destinati alla coesione o alla politica agricola.
Meloni ha ricordato il documento promosso dagli “Amici della coesione”, sottoscritto da 22 Paesi membri su 27. A suo giudizio, lo sviluppo industriale non può procedere senza una crescita equilibrata dei territori, mentre la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari rappresenta una componente dell’autonomia strategica europea.
Energia, basta vivere nell’emergenza
Sul costo dell’energia il governo, ha spiegato la presidente del Consiglio, intende lavorare a soluzioni durature. «Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza», ha detto durante l’incontro milanese.
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Il tema dei prezzi energetici è stato così collegato alla necessità di rafforzare la capacità competitiva dell’industria. Per Meloni, affrontare soltanto gli effetti immediati non sarebbe sufficiente: servono interventi capaci di ridurre l’esposizione del sistema produttivo alle crisi future.
La stima per il 2026 sale all’uno per
Nel suo intervento, la premier ha definito contenuta la crescita italiana, ma ha sostenuto che l’economia abbia comunque assorbito l’impatto delle difficoltà. I dati relativi ai primi sei mesi, ha aggiunto, consentirebbero di ipotizzare per il 2026 un incremento dell’1%, in linea con le principali economie europee e superiore alle attese.
«La crescita italiana è debole, ma l'economia ha retto l'onda d'urto», ha dichiarato Meloni, ringraziando gli imprenditori per il contributo offerto al Paese. La presidente del Consiglio ha anche osservato che l’Italia viene spesso valutata meno di quanto meriterebbe, non soltanto in sede europea ma talvolta anche dai propri organismi.
Imprese e Stato, un rapporto da cambiare
Nel rapporto con il mondo produttivo, Meloni ha delineato un ruolo pubblico di sostegno e non di ostacolo. Lo Stato, ha ribadito, deve accompagnare chi investe e produce, considerandolo un alleato invece di limitarne l’attività attraverso tasse, controlli o vincoli non necessari.
La presidente del Consiglio ha assicurato che l’esecutivo interverrà quando sarà indispensabile, lasciando però alle aziende lo spazio per lavorare. Agli imprenditori ha chiesto di continuare a investire, costruire e assumersi rischi, perché la forza dell’Italia dipende anche dal dinamismo delle sue imprese e dei loro dipendenti.
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