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Politica 5 min di lettura12 ott

Manovra 2026, i conti restano stretti: cosa può cambiare con la Ue

Le audizioni sul Dpfp mostrano un’economia più resistente del previsto, ma debito, interessi e rincari energetici lasciano poco spazio alle prossime scelte di bilancio.

La tenuta dell’economia italiana ha superato le previsioni iniziali, ma il quadro resta esposto a diversi fattori di rischio: dalle tensioni geopolitiche all’aumento dei costi energetici e dei finanziamenti. Anche il percorso del debito appare più fragile, mentre per la prossima legge di bilancio i margini di intervento dipenderanno soprattutto dalla conclusione della procedura europea sulla clausola di salvaguardia.

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Crescita resistente, ma sotto pressione

Andrea Brandolini, capo del dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia, ha descritto in audizione un’economia capace di reggere meglio del previsto in un contesto internazionale instabile. Il Pil è aumentato nella prima parte del 2026 e, secondo le valutazioni dell’istituto, dovrebbe continuare a crescere anche nei mesi successivi e negli anni a venire, seppure con ritmi moderati.

A frenare l’espansione potrebbero contribuire il rincaro dell’energia e il maggior costo del credito. Brandolini ha inoltre indicato tra le principali incognite l’evoluzione della crisi in Medio Oriente, le tensioni internazionali e le oscillazioni dei mercati finanziari, comprese quelle legate agli sviluppi dell’intelligenza artificiale.


Debito e interessi, l’Upb vede più rischi

Le stime macroeconomiche del Documento programmatico di finanza pubblica 2026 hanno ricevuto la validazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio. La presidente Lilia Cavallari ha spiegato che le principali grandezze risultano nel complesso compatibili con le previsioni del panel dell’Upb, soprattutto per il 2026 e il 2027; per il biennio 2028-2029, invece, le ipotesi ufficiali appaiono lievemente ottimistiche.

Le proiezioni dell’Upb indicano una crescita dell’1,1 per cento nel 2026, seguita da un rallentamento allo 0,8 per cento nel 2027, allo 0,7 nel 2028 e allo 0,6 nel 2029. Rispetto alle stime del Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Upb prevede un dato appena più alto nel 2026, una sostanziale coincidenza nel 2027 e una crescita inferiore di 0,2 punti nel 2028 e nel 2029.

Secondo le simulazioni dell’ufficio, il rapporto tra debito e Pil inizierebbe a diminuire soltanto nel 2029, con un ritardo di un anno rispetto al quadro governativo. In quello stesso anno il rapporto potrebbe arrivare al 138,4 per cento, cioè circa 1,8 punti oltre l’obiettivo indicato nel documento.


Manovra, decisione legata alla procedura Ue

Giorgetti ha chiarito che la composizione della prossima manovra non è ancora definita. La decisione dovrà tenere conto dell’approvazione formale, da parte del Consiglio dell’Unione europea, della richiesta italiana di attivare la clausola di salvaguardia nazionale prevista dalla nuova governance economica.

«La manovra sarà definita alla luce del completamento della procedura europea», ha affermato il ministro dell’Economia durante l’audizione. Ulteriori indicazioni, ha aggiunto, saranno inserite nel Documento programmatico di bilancio che il Governo trasmetterà a breve al Parlamento e alle autorità europee.

Per Cavallari, le risorse aggiuntive della prossima legge di bilancio sarebbero legate soprattutto all’aumento della spesa per la difesa e agli interventi sull’energia. Poiché la spesa netta tendenziale coincide con quella programmatica, al di fuori della clausola resterebbero spazi molto ridotti.


Il margine per uscire dalla procedura

L’Upb considera contenuti i rischi di un peggioramento del disavanzo nel 2026, ma avverte che il margine disponibile è limitato. Anche scostamenti modesti nella parte finale dell’anno, ha spiegato Cavallari, potrebbero rendere più difficile l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo.

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Un ulteriore elemento di cautela riguarda il costo del debito. Utilizzando le aspettative di mercato rilevate nella media dei dieci giorni precedenti il 2 ottobre, l’Upb calcola una spesa per interessi superiore di circa 4,5 miliardi rispetto alle previsioni del Dpfp nel 2029.

L’ufficio ha stimato inoltre che l’effetto espansivo complessivo della manovra sul Pil sarebbe pari a 0,3 punti percentuali nell’intero periodo considerato. L’impulso arriverebbe soprattutto dagli investimenti, la cui crescita passerebbe dall’1,4 per cento nel 2027 allo zero nel 2028, per poi diventare negativa, a meno 0,6 per cento, nel 2029.


Pnrr, spese ancora da completare

Sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, i dati disponibili nel sistema ReGiS al 5 ottobre indicano 193 miliardi di euro impegnati e 133,4 miliardi già spesi. Restano quindi da utilizzare 59,6 miliardi: 20 miliardi riguardano strumenti finanziari, i cui effetti potrebbero estendersi oltre il 2026, mentre 39,6 miliardi sono destinati ad altri interventi, alcuni dei quali termineranno dopo la scadenza del Piano.

Le economie già accertate ammontano a 3,29 miliardi. Di conseguenza, le risorse effettivamente collegate alla realizzazione delle milestone e dei target scendono a circa 191,1 miliardi e potrebbero ridursi ancora se dai singoli progetti emergessero ulteriori risparmi.

L’Upb ha anche segnalato che gli stanziamenti hanno consentito di finanziare più interventi rispetto a quelli strettamente necessari per conseguire gli obiettivi. Restano tuttavia da chiarire le modalità di riutilizzo delle risorse destinate ai progetti che non concorrono al raggiungimento dei traguardi, tra cui i Piani urbani integrati, il Piano asili nido e scuole dell’infanzia e il programma per la sicurezza degli edifici scolastici.


Audizioni, il calendario in Parlamento

Le Commissioni Bilancio di Camera e Senato hanno ascoltato gli esperti nella Sala del Mappamondo della Camera, nell’ambito dell’esame preliminare del Dpfp 2026. La sessione si è aperta alle 14 con la Corte dei conti, seguita alle 14.45 dall’Istat e alle 15.30 dal Cnel.

Alle 16.15 è intervenuta Banca d’Italia, mentre alle 17 è stata ascoltata Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio. L’audizione conclusiva, alle 18, è stata riservata al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.

Nel corso dei lavori, la Corte dei conti ha evidenziato rischi significativi per lo scenario economico e la possibilità di un rallentamento. L’Istat ha richiamato l’attenzione sugli effetti dei rincari dell’energia su Pil e famiglie, mentre Giorgetti ha difeso la solidità del percorso finanziario italiano: «La credibilità del Paese è una risorsa da preservare», ha detto, ricordando il rispetto degli impegni e la sostenibilità dei conti pubblici.

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