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Politica 2 min di lettura23 set

Mattarella e il tetto agli stranieri in aula: cosa dicevano davvero le circolari

I documenti del 1989 e del 1990 non fissavano un divieto assoluto, ma suggerivano di distribuire gli alunni per gruppi linguistici limitati e lasciavano margine alle scuole.

Le indicazioni firmate da Sergio Mattarella alla fine degli anni Ottanta non imponevano un numero chiuso in classe. Nei testi, infatti, il riferimento alle quattro, cinque o comunque a non più di cinque unità per gruppo linguistico serviva come orientamento didattico, mentre agli istituti restava la valutazione delle singole situazioni e delle soluzioni più adatte.


L’obiettivo era l’integrazione

Nel 1990 la circolare 205, intitolata "La scuola dell'obbligo e gli alunni stranieri. L'educazione interculturale", ribadiva la stessa impostazione: quando possibile, gli studenti dello stesso gruppo linguistico andavano distribuiti in modo da non superare cinque per classe. Il documento aggiungeva anche l’invito a rafforzare, per quanto possibile, il sostegno linguistico nella fase iniziale dell’anno scolastico, così da agevolare l’inserimento e l’apprendimento dell’italiano.


Le parole di Meloni hanno riacceso il caso

Il tema è tornato al centro della discussione dopo la frase con cui Giorgia Meloni ha provato a difendere la norma sul limite agli studenti stranieri nelle aule: "Quando Sergio Mattarella era ministro dell'Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe". Il riferimento ha riportato l’attenzione su documenti che risalgono al 1989 e al 1990.

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I testi del 1989 e 1990

La prima circolare è la 301 dell’8 settembre 1989, con il titolo "Inserimento degli stranieri nella scuola dell'obbligo". Mattarella vi spiegava che l’arrivo di studenti provenienti dall’estero richiedeva interventi capaci di garantire il diritto allo studio e, allo stesso tempo, di valorizzare il contributo di culture diverse. In quel contesto veniva suggerito che, quando nella stessa scuola fossero presenti alunni dello stesso Paese e con un livello culturale simile, inserirli nella medesima classe poteva risultare utile, senza però oltrepassare le quattro-cinque unità.

Quelle circolari, però, vanno lette dentro un quadro molto diverso da quello attuale. Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta l’immigrazione in Italia era ancora in una fase iniziale e la scuola si trovava ad affrontare una realtà nuova; oggi il contesto demografico e sociale è cambiato in profondità, così come le dimensioni del fenomeno migratorio.

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