Marino difende le inchieste parlamentari: «Non sono tribunali»
L’ex presidente della commissione sul Servizio sanitario nazionale rivendica il ruolo di questi organismi, ma ne richiama i limiti.
Il caso Cucchi e la vicenda degli Ospedali psichiatrici giudiziari riaprono il confronto sul valore delle commissioni d’inchiesta. Ignazio Marino interviene con una lettera per sostenere la loro utilità, invitando però a non trasformarle in luoghi deputati a emettere sentenze.
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Marino e il precedente della sanità
Tra il 2008 e il 2013 Ignazio Marino ha guidato la commissione incaricata di esaminare efficacia ed efficienza del Servizio sanitario nazionale. La sua esperienza è ora al centro della riflessione sul ruolo che questi organismi possono svolgere davanti a vicende controverse.
L’ex presidente difende l’importanza degli strumenti d’indagine parlamentare anche alla luce dei casi citati, da Stefano Cucchi agli Ospedali psichiatrici giudiziari. Il loro compito, nella sua prospettiva, resta quello di fare luce sui fatti e sul funzionamento delle istituzioni.
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Il limite da non oltrepassare
Nella lettera Marino sottolinea tuttavia la necessità di mantenere una distinzione netta tra accertamento politico e attività giudiziaria. Le commissioni possono contribuire a ricostruire responsabilità e criticità, ma non devono sostituirsi ai tribunali.
Il richiamo finale è quindi rivolto al metodo: difendere le commissioni d’inchiesta non significa attribuire loro il potere di pronunciare condanne. Devono restare strumenti di verifica, senza diventare «strumenti per emettere sentenze».
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