Big tech, la sfida europea: Barachini difende le news
Il sottosegretario all’Editoria rilancia il ruolo dell’Europa e annuncia un fondo da cinque miliardi e mezzo aperto anche all’informazione.
Il sostegno pubblico all’informazione, secondo Alberto Barachini, non va interpretato come un aiuto a un comparto privato, bensì come uno strumento a tutela della democrazia. «Non è un sostegno a un settore privato, ma alla democrazia e al racconto democratico», ha affermato il sottosegretario all’Editoria.
La posizione, ha spiegato, oggi trova ascolto anche fuori dall’Italia: Germania, Francia e altri Paesi europei chiedono infatti di conoscere le modalità con cui viene difeso il pluralismo attraverso gli interventi pubblici.
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Il pluralismo entra nell’agenda europea
Barachini ha ricordato che, nei primi confronti con le istituzioni europee, la proposta di sostenere economicamente l’informazione veniva accolta con scetticismo. L’idea sembrava allora coincidere con un semplice aiuto destinato a un’attività imprenditoriale privata.
Nel frattempo, il quadro è cambiato e il tema è diventato parte del confronto europeo. Per il sottosegretario, proteggere la varietà delle voci significa rafforzare il racconto democratico e garantire ai cittadini l’accesso a un’informazione pluralista.
Un fondo da cinque miliardi e mezzo
Tra gli strumenti citati da Barachini c’è la creazione di un fondo europeo del valore di cinque miliardi e mezzo, rivolto anche al settore delle notizie. Il sottosegretario lo ha indicato come il primo intervento continentale di queste dimensioni dedicato, tra gli altri ambiti, all’informazione.
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La novità assume rilievo perché, fino a oggi, per le news erano stati messi a disposizione soprattutto bandi occasionali. Il nuovo fondo viene quindi presentato come un passaggio più strutturato nel sostegno europeo al comparto.
L’Europa contro lo strapotere delle piattaforme
Nel confronto con le big tech, Barachini individua nell’Unione europea il principale livello d’azione. L’Italia, ha osservato, non dispone di un social network o di una piattaforma continentale capace di competere direttamente con i grandi operatori globali.
Per questo l’Europa può svolgere una funzione di protezione comune. Il sottosegretario ne ha parlato durante l’incontro «Articolo 21: il diritto di sapere. Stampa, libri, radio e Tv uniti nel garantire informazione e cultura ai cittadini», occasione nella quale ha collegato la tutela delle notizie al più ampio tema della democrazia.
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