Social e minori, la stretta europea: cosa cambia sotto i 15 anni
Barachini rilancia il progetto europeo sui limiti di accesso e avverte: le piattaforme non stanno arginando abbastanza i flussi che coinvolgono gli adolescenti.
La regolamentazione europea dell’accesso dei minori alle piattaforme sociali si intreccia con una preoccupazione più ampia: secondo Alberto Barachini, il dibattito riguarda ormai anche la tenuta democratica e la capacità di riconoscere le nuove forme di influenza nello spazio pubblico. Il sottosegretario all’Editoria ne ha parlato durante l’incontro “Articolo 21: il diritto di sapere. Stampa, libri, radio e Tv uniti nel garantire informazione e cultura ai cittadini”.
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L’allarme sulle nuove manipolazioni
Barachini ha raccontato di aver vissuto con forte apprensione, anche come padre di tre figli, gli avvenimenti degli ultimi giorni a Milano. A suo giudizio, non si può sostenere che i segnali di quanto stava accadendo siano rimasti invisibili: il mondo dell’informazione, ha osservato, li avrebbe riconosciuti da tempo.
Il sottosegretario ha collegato questi fenomeni a quella che il ministro della Difesa ha definito una guerra ibrida. Il rischio, nella sua analisi, è che il confine tra fatti e percezioni diventi sempre più incerto: la percezione finisce per imporsi come realtà, mentre gli eventi reali vengono presentati come semplici interpretazioni. “No, li abbiamo visti arrivare. Io li ho visti arrivare benissimo”, ha affermato, riferendosi ai segnali del processo in corso.
Le piattaforme nel mirino
La minaccia per la democrazia deriverebbe anche dalla presenza di gruppi capaci di condizionare lo spazio pubblico. Barachini ha indicato soprattutto TikTok, piattaforma cinese, e Telegram, di origine russa, come i due ambienti digitali sui quali si sarebbe concentrata parte di questa attività.
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Il sottosegretario ha riferito di aver ricevuto dalla responsabile italiana di TikTok rassicurazioni sull’impegno nella moderazione dei contenuti. A suo parere, però, gli strumenti adottati non sono sufficienti se non consentono di individuare e bloccare in tempo i flussi che circolano nelle conversazioni tra studenti di 15 e 16 anni delle scuole milanesi.
La proposta europea sui limiti
Nel corso dell’intervento, Barachini ha richiamato anche il lavoro avviato a livello europeo su un regolamento dedicato all’accesso dei minori alle piattaforme sociali. Il progetto, ricordando quanto indicato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, prevede un divieto completo per chi ha meno di 13 anni.
Tra i 13 e i 15 anni l’utilizzo dovrebbe essere consentito con il coinvolgimento dei genitori, mentre dai 15 anni l’accesso diventerebbe libero. L’ipotesi è quindi ancora inserita nel percorso europeo, ma definisce una soglia precisa per tutelare gli adolescenti e limitare l’esposizione ai contenuti e ai meccanismi di influenza online.
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