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Politica 2 min di lettura28 min fa

Minori violenti, Nordio apre ai reparti per adulti: cosa cambia

Dopo gli arresti legati ai disordini, il ministro valuta più posti negli istituti minorili e l’utilizzo di sezioni oggi riservate ai detenuti maggiorenni.

L’emergenza riguarda soprattutto la disponibilità di posti nelle strutture per minorenni, diventata insufficiente dopo una serie di arresti definita senza precedenti dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Per affrontare il problema, il governo sta valutando sia l’ampliamento degli istituti penali minorili sia l’assegnazione ai ragazzi di alcune aree delle carceri destinate agli adulti.

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Più posti per i detenuti minorenni

Nordio ha spiegato che, davanti a episodi di particolare violenza, può rendersi necessario disporre la custodia in carcere anche per persone non ancora maggiorenni. Il sistema penitenziario dedicato a questa fascia d’età, però, sta attraversando una fase di difficoltà proprio per la carenza di spazio.

Una riunione convocata dal ministero ha esaminato le possibili soluzioni. Tra queste figura l’impiego delle risorse disponibili per aumentare la capienza delle carceri minorili; in alternativa, si pensa a intese per riservare ai minori alcuni settori degli istituti penitenziari oggi utilizzati dagli adulti.


Cortei e libertà di manifestare

Il ministro ha collegato il tema degli arresti al nuovo decreto sui cortei, respingendo l’idea che il provvedimento restringa il diritto di esprimere il proprio pensiero. La sua posizione è che la protesta possa anche essere intensa e animata, ma non debba trasformarsi in danneggiamenti, devastazioni o saccheggi.

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«Il dissenso può e deve esprimersi anche in forma vivace, ma non può mai tradursi in devastazione e saccheggio», ha affermato Nordio, distinguendo tra la manifestazione pacifica e i comportamenti penalmente rilevanti. Secondo il ministro, quindi, le nuove misure mirano a tutelare chi scende in piazza senza ricorrere alla violenza.


Il ruolo dei militari nelle strade

Nordio ha poi ridimensionato il rilievo attribuito alla presenza dell’esercito durante i servizi di controllo del territorio. Le pattuglie miste, composte da due militari e da un agente di polizia, sono già impiegate da anni: l’attività di sicurezza e quella giudiziaria restano affidate al poliziotto, mentre i militari contribuiscono al presidio e possono intervenire in caso di reazioni fisiche.

L’esercito, ha precisato il ministro, non sarebbe chiamato a svolgere operazioni di ordine pubblico con armi pesanti. Il suo impiego può invece consentire alle forze di polizia, ai carabinieri e alla Guardia di finanza di concentrarsi su compiti che richiedono qualifiche specifiche, mentre i militari garantiscono la sorveglianza di obiettivi e aree dove non è indispensabile la presenza di ufficiali di polizia giudiziaria.

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