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Politica 2 min di lettura2 giorni fa

Maranza, sussidi a rischio: la proposta che chiama in causa i genitori

Un disegno di legge di Fratelli d’Italia lega alcuni aiuti comunali alla condanna di un minorenne e introduce percorsi educativi per le famiglie.

Galeazzo Bignami chiede che l’eventuale stop agli aiuti economici per le famiglie di minori condannati non dipenda dalla decisione del singolo sindaco. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera sostiene infatti che la misura dovrebbe scattare in modo automatico, superando le differenze tra amministrazioni comunali.

La proposta prende spunto anche da un caso avvenuto a Legnago, nel Veronese. Il sindaco Paolo Longhi, esponente di FdI, ha annunciato una modifica al regolamento comunale dopo le accuse rivolte a due minorenni, italiani di seconda generazione, coinvolti nel furto ai danni di una tabaccheria e nello scippo di una donna anziana.


Da Legnago alla proposta nazionale

Bignami ha richiamato proprio la vicenda veneta per spiegare la necessità, a suo giudizio, di una disciplina uniforme. In assenza di una norma nazionale, la scelta di interrompere o meno un sostegno resta infatti affidata ai Comuni e ai loro regolamenti.

Il deputato ha sintetizzato la sua posizione con queste parole: «che la revoca dei sussidi alle famiglie dei maranza avvenga automaticamente e non sulla base della scelta di un sindaco, anche perché, chissà com'è, ho il dubbio che se un sindaco di sinistra dovesse decidere se revocare o no i sussidi, non lo farebbe».


Cosa prevede il disegno di legge

Il testo è stato depositato al Senato il 18 settembre dal senatore Matteo Gelmetti e comprende sei articoli. Al momento non è ancora arrivata l’assegnazione alle commissioni parlamentari, passaggio necessario per l’avvio dell’esame.

La misura riguarda i casi in cui un minorenne venga condannato, anche con una sentenza di primo grado, a una pena detentiva di almeno un anno. In tale situazione il Comune potrebbe sospendere alcuni benefici economici considerati non indispensabili, destinati ai genitori, ai tutori, agli affidatari o a chi esercita la responsabilità genitoriale.

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Famiglie coinvolte in un percorso educativo

Il provvedimento non si limita alla sospensione degli aiuti. I servizi sociali territoriali potrebbero proporre un “progetto educativo familiare individualizzato” alle persone responsabili del minore, con l’obiettivo di rafforzare il loro coinvolgimento e favorire il rapporto con gli enti locali.

Il percorso avrebbe una durata massima di dodici mesi, prorogabile soltanto attraverso una motivazione specifica. La proposta punta così a rendere più strutturata la collaborazione tra famiglia, servizi sociali e amministrazione durante il procedimento penale minorile.


Durata e criteri della sospensione

L’eventuale interruzione del beneficio seguirebbe, in linea generale, la durata della pena stabilita per il minorenne. La decisione non dovrebbe però essere presa senza valutazioni ulteriori: il testo richiama la gravità del reato, le condizioni personali ed economiche dell’adulto interessato e le conseguenze della misura sul ragazzo.

L’impianto del ddl collega quindi la risposta economica dell’ente locale alla responsabilità degli adulti di riferimento, senza indicare un taglio indistinto di tutti gli interventi. La proposta dovrà ora affrontare il percorso parlamentare prima di poter produrre effetti.

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