Manovra, Giorgetti accelera: tasse giù e bollo auto nel mirino
Il ministro dell’Economia mette al centro Irpef, bollo e flat tax per i giovani, mentre si avvicina il confronto con Bruxelles sui conti e sulle spese per energia e difesa.
La partita sulla prossima legge di bilancio si sta già spostando su tre fronti: alleggerire il peso fiscale sul ceto medio, trovare una soluzione strutturale per il bollo auto e sostenere gli aumenti salariali dei più giovani. Giancarlo Giorgetti ha indicato questi come i punti di partenza, mentre il governo deve ancora chiudere la sintesi politica ed economica della manovra.
Il nodo più delicato resta quello dei conti pubblici. I dati definitivi dell’Istat hanno confermato un deficit/Pil 2025 al 3,1%, un livello che complica l’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione e rende più complesso anche il dossier europeo sulla clausola di salvaguardia per difesa ed energia.
Tasse, il cuore della manovra
Nel corso del question time alla Camera, il ministro dell’Economia ha ribadito che la riduzione dell’Irpef per il ceto medio resta la priorità dell’esecutivo. Il riferimento, seppur indiretto, è allo scaglione tra 50 e 60mila euro, considerato uno dei possibili beneficiari dell’intervento.
Accanto a questo capitolo, Giorgetti ha rilanciato l’ipotesi di eliminare in modo stabile il bollo auto e di introdurre una flat tax sugli aumenti di stipendio destinati ai lavoratori più giovani. Sullo sfondo, ha spiegato, c’è l’esigenza di tenere insieme crescita e tenuta dei conti.
"Da aprile stiamo valutando cosa si poteva fare in questa situazione", ha affermato, lasciando intendere che il lavoro sul perimetro della manovra è già in corso da mesi. La chiusura politica, però, non è ancora arrivata e sarà preceduta dall’aggiornamento del quadro di finanza pubblica.
Governo diviso tra prudenza e spinta
La scelta sull’eventuale attivazione della clausola di salvaguardia spetterà all’intero esecutivo, ma dentro la maggioranza le posizioni non coincidono. Matteo Salvini, dopo aver evocato il giorno prima uno sforamento di miliardi, ha corretto il tiro chiedendo una manovra "importante e coraggiosa" centrata sugli investimenti, più che sulla forma del provvedimento.
Fratelli d’Italia ha richiamato alla cautela. Marco Osnato ha sostenuto che sostegni e investimenti vadano cercati, ma sempre dentro i limiti della compatibilità dei conti pubblici. Il vicepremier, invece, ha risposto che non si tratta di essere prudenti, ma di decidere se puntare sulla crescita oppure frenare.
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Anche gli altri alleati stanno marcando le proprie priorità. Raffaele Nevi ha chiarito che Forza Italia non voterà una legge di bilancio con dentro la sugar tax, mentre Mara Carfagna ha rilanciato la proposta di zero tasse per tre anni ai giovani al primo contratto di lavoro. Giorgetti, intanto, ha promesso che una sintesi arriverà "a breve".
Bruxelles, energia e rischio rinvio
Nei prossimi giorni il confronto toccherà anche il capitolo energia. Sul tavolo c’è la deroga alle regole europee, per la quale sono stati chiesti fino a 14 miliardi nel triennio 2026-2028 e che è stata concessa. Se quelle risorse finissero nel deficit, l’uscita dalla procedura di infrazione prevista per il prossimo anno potrebbe slittare.
Il ministro, però, ha rivendicato che i conti finora sono andati secondo le previsioni e ha respinto l’idea di un fallimento sull’obiettivo di chiudere la procedura con un anno di anticipo. Anche sul fronte della crescita ha difeso il quadro italiano, citando gli ultimi dati Ocse.
L’organizzazione ha rivisto al rialzo le stime sul Pil dell’Italia allo 0,9% nel 2026, dal precedente 0,5%, per poi indicare una crescita più debole allo 0,6% nel 2027. Una lettura che il governo utilizza per sostenere che il Paese non sia in coda in Europa, nonostante il contesto internazionale sfavorevole.
Le imprese temono nuove strette
Dal mondo produttivo arriva però un segnale opposto. Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria, ha definito non incoraggianti gli ultimi dati e ha avvertito che le nuove cifre rendono più difficile reperire risorse per l’energia.
Regina ha aggiunto che resta concreto il rischio di sospensioni o rallentamenti della produzione a causa dei costi. Per questo ha chiesto un lavoro congiunto capace di tenere insieme bilancio pubblico, competitività delle imprese e condizioni generali del Paese.
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