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Politica 3 min di lettura21 min fa

Manovra 2026, il nodo europeo che può cambiare le prossime mosse

Il governo attende il via libera sulla clausola energetica, mentre le audizioni segnalano rischi per la crescita, ma anche una tenuta dell’economia migliore delle previsioni.

La prossima manovra non ha ancora una fisionomia definitiva: il governo aspetta la conclusione dell’iter europeo sulla clausola di salvaguardia nazionale legata a sicurezza energetica e difesa. È questo il punto centrale emerso durante le audizioni sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026, svolte dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Nel confronto parlamentare, la Corte dei conti ha indicato rischi significativi per lo scenario economico e la possibilità di un rallentamento. Bankitalia ha invece sottolineato una resistenza dell’economia superiore alle attese, mentre l’Istat ha chiesto di osservare con attenzione l’impatto dei rincari energetici sul prodotto interno lordo e sui bilanci familiari.


Il via libera europeo resta decisivo

Giancarlo Giorgetti ha spiegato che la composizione della legge di bilancio verrà completata soltanto dopo l’approvazione formale del Consiglio dell’Unione europea. Ulteriori indicazioni, ha precisato il ministro dell’Economia, saranno contenute nel Documento programmatico di bilancio che il governo presenterà a breve al Parlamento e alle istituzioni europee.

Secondo Giorgetti, senza considerare gli effetti della clausola nazionale il disavanzo resterebbe sotto il 3% del Pil per tutto il periodo considerato. Se questo dato sarà confermato con l’aggiornamento delle stime previsto ad aprile e il deficit del 2026 resterà sotto la stessa soglia, l’Italia potrebbe chiudere la procedura per disavanzo eccessivo.

Il ministro ha definito ancora aperto il confronto tecnico con la Commissione europea, soprattutto sulla possibilità di includere determinati interventi per la sicurezza energetica. «Siamo fiduciosi che si possa trovare un’interpretazione delle regole compatibile con il contesto attuale», ha affermato, ribadendo che la flessibilità dovrà comunque rispettare la sostenibilità dei conti pubblici.


Più spesa per interessi, conti sotto controllo

Il quadro del documento risente delle tensioni geopolitiche, dell’inflazione e dell’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato. L’effetto più evidente riguarda il costo del debito, previsto in crescita dal 4,2% del Pil nel 2026 al 4,6% nel 2029. A compensare almeno in parte questa dinamica contribuiscono l’andamento delle entrate e una maggiore adesione spontanea agli obblighi fiscali.

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Il governo punta inoltre a mantenere elevati gli investimenti pubblici. La loro incidenza è stimata al 4% del Pil nel 2026, al 3,9% nel 2027, al 3,6% nel 2028 e al 3,5% nel 2029, anche dopo la conclusione del Pnrr. Giorgetti ha indicato nella credibilità finanziaria e nel rafforzamento dell’avanzo primario due condizioni essenziali per conservare la fiducia dei mercati.

Il ministro ha escluso l’idea di poter ricorrere liberamente a nuovo deficit come avveniva in passato, richiamando i vincoli del nuovo patto di stabilità. La linea indicata dal governo è quindi quella di tenere insieme riduzione del debito, investimenti e sostegno mirato a famiglie, lavoratori e imprese.


Famiglie e imprese attendono le scelte

Uno dei nodi politici riguarda l’eventuale utilizzo della clausola anche per attenuare gli effetti dello shock energetico sulle famiglie. Giorgetti ha ammesso che la trattativa con gli uffici della Commissione è ancora in corso e che l’esito potrebbe modificare il quadro nelle prossime settimane.

Sul fronte delle imprese, il ministro ha assicurato che l’iperammortamento non sarà soltanto prorogato, ma anche potenziato. L’obiettivo dichiarato è sostenere gli investimenti dopo la chiusura delle precedenti misure legate a Transizione 4.0 e 5.0, destinando una parte rilevante delle risorse per difesa e sicurezza energetica alla spesa in conto capitale.

Giorgetti ha infine descritto l’economia italiana come capace di resistere nonostante l’incertezza internazionale, sostenuta dalla domanda interna e dalla solidità del mercato del lavoro. Le audizioni hanno però restituito un quadro non privo di fragilità: alla maggiore tenuta evidenziata da Bankitalia si affiancano i rischi segnalati dalla Corte dei conti e la necessità, indicata dall’Istat, di verificare gli effetti dei prezzi dell’energia su crescita e consumi.

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