Milano, Salvini sfida Forza Italia: il voto ai gazebo
Il leader della Lega lascia formalmente l’incarico in vista del congresso di ottobre, mentre il partito prepara nuove regole, simbolo e priorità politiche
La Lega non rinuncia alle primarie per scegliere il candidato del centrodestra a Milano. Matteo Salvini continua a sostenere Silvia Sardone e respinge l’ipotesi di una corsa separata, avanzata anche da Forza Italia: «Silvio Berlusconi ha fondato il centrodestra unito. Siamo uniti ovunque, non si vede perché ci si debba dividere a Milano».
Il vicepremier considera i gazebo la soluzione da adottare se non emergerà un’intesa tra i partiti. La sua posizione su Sardone resta netta, ma lascia l’ultima parola agli elettori: «Io ritengo che Sardone possa vincere. Ma se non ci mettiamo d’accordo, facciamolo scegliere ai cittadini».
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Milano resta il banco di prova
La Lega insiste dunque sul metodo delle primarie, soprattutto perché un accordo sul nome non appare ancora raggiunto. Salvini ha invitato il centrodestra a mantenere una candidatura comune, senza escludere il ricorso al voto dei cittadini per superare eventuali divisioni.
La partita milanese si intreccia con il riassetto interno del partito. Il congresso sarà infatti anche il momento per definire una nuova impostazione politica e per affrontare le tensioni emerse negli ultimi mesi.
La manovra mette in fila le priorità
Nel quadro delle proposte da rilanciare in vista della legge di bilancio figurano l’abolizione del canone Rai, l’ampliamento delle Zes e una partecipazione volontaria delle banche, senza interventi imposti. La Lega intende inoltre riproporre la flat tax per le partite Iva con ricavi fino a 100mila euro.
Tra i temi indicati dal consiglio federale c’è anche la previdenza. Il partito punta a portare l’età pensionabile a 64 anni, in alternativa ai 67 stabiliti dalla riforma Fornero. Queste misure dovrebbero costituire una parte delle proposte con cui la Lega si avvicinerà alla prossima campagna elettorale nazionale.
Il congresso ridisegna la guida
Il passaggio decisivo è fissato per il 24 e 25 ottobre a Milano. Salvini ha lasciato formalmente la segreteria, un adempimento collegato alla convocazione del congresso straordinario, dopo la riunione del consiglio federale in via Bellerio.
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Fino all’assemblea, la gestione del partito sarà affidata al tesoriere Alberto Di Rubba, nominato anche vicesegretario vicario e considerato vicino a Salvini. Lorenzo Fontana presiederà il congresso, mentre Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani hanno rimesso i rispettivi incarichi da vicesegretari.
La futura segreteria politica dovrà rendere più condivise le decisioni interne. Salvini ha collegato questa scelta alla necessità di «condividere onori e oneri», mentre la possibile revisione del simbolo potrebbe eliminare la dicitura «Salvini premier» alla luce della nuova legge elettorale, che già prevede l’indicazione del nome del candidato alla Presidenza del Consiglio.
Riconferma senza rivali?
Le modifiche al simbolo e la composizione della segreteria saranno discusse durante il congresso. Al momento Salvini non dovrebbe avere concorrenti per la guida della Lega; gli stessi delegati che lo avevano confermato all’ultimo congresso federale di Firenze saranno chiamati a esprimersi nuovamente.
In caso di candidatura unica, la votazione avverrà in modo palese e per alzata di mano. La stessa procedura dovrebbe valere per eventuali mozioni e documenti di indirizzo. È possibile che venga presentato anche un documento dedicato al Nord, ma non necessariamente in sintonia con le posizioni espresse nei mesi estivi da Massimiliano Romeo e dal governatore lombardo Attilio Fontana.
Salvini contesta però l’etichetta di “nordisti” applicata ai dirigenti critici: «Io sono nordista, ho fatto la tessera della Lega Lombarda nel 1990. E non ci sono dissidenti». Il segretario uscente ha aggiunto di attendersi contributi da tutti, invitando chiunque abbia idee a partecipare al congresso.
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