Legge elettorale, la sfida decisiva arriva l’8 ottobre: tre fiducie in aula
La Camera ha bocciato le pregiudiziali delle opposizioni con 229 voti contrari e 151 favorevoli, aprendo la strada all’esame finale del provvedimento.
Il passaggio più delicato è già fissato: la legge elettorale arriverà al voto conclusivo giovedì 8 ottobre, dopo una settimana scandita da tre voti di fiducia. Nel frattempo, la Camera ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, con 229 voti contrari e 151 favorevoli.
Il risultato ha consegnato alla maggioranza un margine superiore alle attese: sette voti in più rispetto alle previsioni. L’esito, tuttavia, non chiude lo scontro, perché il provvedimento dovrà affrontare altri passaggi e il voto finale a scrutinio segreto annunciato dalle opposizioni.
Il calendario porta al voto finale
La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha definito il programma dei lavori. Il governo intende porre tre questioni di fiducia sui primi tre articoli del testo: la richiesta sarà formalizzata dalle 14 di lunedì, mentre martedì si terranno le votazioni sulle prime due, relative agli articoli 1 e 2.
Mercoledì mattina, dalle 9, l’aula discuterà le dichiarazioni di voto e voterà la fiducia sull’articolo 3. In seguito sarà esaminato l’articolo 8, fino alle 13.30. Dopo il question time, tra le 16.15 e le 20, toccherà agli ordini del giorno.
Il momento conclusivo è previsto per giovedì 8 ottobre. Le dichiarazioni di voto cominceranno alle 10.30 e il voto definitivo, trasmesso in diretta televisiva, dovrebbe arrivare intorno alle 12.30.
La maggioranza supera il primo esame
La seduta sulle pregiudiziali ha richiamato 380 deputati su 400, trasformando l’aula in un banco di prova particolarmente seguito. I gruppi di maggioranza avevano organizzato con largo anticipo la presenza dei propri parlamentari, mentre le opposizioni hanno scelto di partecipare compatte alla discussione.
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Nei banchi del governo erano presenti, tra gli altri, Giancarlo Giorgetti, Elisabetta Casellati, Eugenia Roccella, Gianmarco Mazzi, Carlo Nordio, Antonio Tajani, Roberto Calderoli, Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani, insieme ai sottosegretari. A presidiare l’aula anche Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi.
Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia, ha distinto il voto appena svolto da quello successivo alla fiducia, considerato politicamente più rilevante. A suo giudizio, il primo passaggio poteva essere letto come una valutazione sulla costituzionalità del testo, mentre il prossimo esprimerà un orientamento più netto sul provvedimento sostenuto dai partiti di governo.
L’opposizione annuncia nuove iniziative
Durante il dibattito, il Partito democratico ha attaccato con durezza la riforma. Gianni Cuperlo ha definito il testo uno “scempio costituzionale” e ha annunciato il ricorso a ogni strumento disponibile per contrastarlo, compresa la possibilità di numerosi ricorsi dopo l’eventuale approvazione.
Anche Futuro Nazionale ha criticato il contenuto della legge, pur votando insieme alla maggioranza sulle pregiudiziali. Il capogruppo Edoardo Ziello ha sostenuto che il provvedimento ridurrebbe ulteriormente la sovranità degli elettori, spiegando però che il gruppo non avrebbe appoggiato le obiezioni di costituzionalità giudicate prive di fondamento.
Dopo la pausa legata al fine settimana, la Camera tornerà quindi a occuparsi della riforma in una sequenza serrata di votazioni. Il passaggio più esposto resta quello finale, che l’opposizione si prepara a chiedere in forma segreta.
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