Legge elettorale, il voto segreto può cambiare tutto: le date chiave
A Montecitorio cresce la tensione in vista degli scrutini non pal palesi: ecco il calendario previsto e le nuove misure per evitare pressioni sui deputati.
I nuovi dispositivi installati sui banchi della Camera non cambieranno le modalità dello scrutinio riservato: in quelle occasioni i deputati continueranno a servirsi dei tre pulsanti collocati all’interno del terminale, contraddistinti dai colori verde, bianco e rosso. Basterà premere uno dei comandi per esprimere la propria scelta, ma il clima di sospetto sui possibili voti difformi dalle indicazioni dei gruppi è già percepibile tra i parlamentari.
Secondo le considerazioni raccolte nei corridoi di Montecitorio, alcuni eletti potrebbero usare soltanto l’indice o il mignolo per azionare la pulsantiera, così da mostrare ai colleghi di aver seguito la linea del partito. Il sistema con schermo tattile, operativo dall’inizio di settembre per le votazioni ordinarie, non sarà quindi utilizzato per gli appuntamenti a scrutinio segreto.
Tribune più controllate a Montecitorio
L’attenzione riguarda anche gli spazi riservati al pubblico e agli addetti ai lavori. La tribuna centrale, destinata ai giornalisti, non sarà accessibile ai collaboratori dei gruppi parlamentari durante le votazioni più delicate; questi ultimi potranno eventualmente chiedere posto nelle tribune laterali, riservate agli operatori video.
La decisione arriva dopo quanto accaduto a metà luglio, quando alcuni dipendenti del gruppo di Fratelli d’Italia furono accusati di aver osservato e filmato i movimenti dei deputati del centrodestra per individuare eventuali dissidenti. In quella circostanza, circa trenta parlamentari ritenuti possibili “franchi tiratori” avrebbero contribuito alla bocciatura dell’emendamento sulle preferenze. Le opposizioni contestarono l’episodio e l’Associazione stampa parlamentare lo segnalò ai questori della Camera.
Chi accederà alle tribune laterali dovrà comunque sottoscrivere il codice di autoregolamentazione già previsto, impegnandosi a non effettuare immagini o registrazioni non consentite dei lavori d’Aula. La questione è stata affrontata anche in una riunione dei questori di Montecitorio.
Il calendario entra nella fase decisiva
Nel frattempo, la riforma elettorale è arrivata alla terza lettura alla Camera e l’Assemblea ha avviato l’esame generale del testo. Una trentina di deputati si sono prenotati per intervenire: la discussione potrebbe protrarsi per circa quattro o cinque ore, mentre per domani, in tarda mattinata, è atteso il voto sulle questioni preliminari di costituzionalità sollevate dalle opposizioni.
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La votazione sarà unica e potrà svolgersi a scrutinio segreto se ne verrà fatta richiesta. In base alle indicazioni emerse dalla Conferenza dei capigruppo, l’appuntamento dovrebbe tenersi alle 12, dopo l’esame del decreto sugli imballaggi. Nella stessa giornata i capigruppo dovranno anche definire con maggiore precisione l’organizzazione dei lavori della settimana successiva.
Fiducia sui primi articoli
Il calendario finora delineato prevede per lunedì 5 l’esame delle parti modificate dal Senato. La maggioranza dovrebbe chiedere tre voti di fiducia: due riguarderebbero gli articoli 1 e 2, sui quali sono state inserite anche le preferenze, mentre il terzo interesserebbe l’articolo 3, relativo al collegio del Trentino.
Non è invece stata finora prospettata una fiducia sull’articolo 8. La disposizione, ritoccata a Palazzo Madama, introduce un’estensione del voto fuori sede ai familiari che prestano assistenza, una soluzione condivisa da maggioranza e opposizioni.
Dopo gli ordini del giorno, e tenendo conto del probabile ricorso delle minoranze a tutto il tempo disponibile per gli interventi, il voto conclusivo dovrebbe arrivare tra il 7 e l’8 ottobre. Anche questa votazione si svolgerà a scrutinio segreto, rendendo particolarmente rilevante il comportamento dei singoli deputati.
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