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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Lega, la sfida di Garavaglia: «Prima la voce ai militanti»

Il senatore è vicino alle 80 firme necessarie per correre contro Matteo Salvini e chiede un congresso più partecipato dopo il voto.

La candidatura di Massimo Garavaglia alla guida della Lega è ormai a un passo dalla formalizzazione: al senatore mancavano soltanto tre firme rispetto alla soglia di 80, da raccogliere in almeno quattro regioni. La sfida con Matteo Salvini, salvo sorprese dell’ultima ora, si consumerà domenica al MiCo di Milano.

Garavaglia, però, sostiene di non vivere la corsa come una battaglia personale. Il suo obiettivo è portare al congresso il malcontento di chi chiede al partito di ritrovare slancio e maggiore capacità di ascolto.

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Una candidatura nata per riaprire il confronto

Le adesioni alla sua candidatura, spiega il senatore, non arrivano soltanto dal Nord. Le firme sarebbero state raccolte anche nel Centro-Sud, un elemento che a suo giudizio mette in discussione l’idea di una competizione limitata alle regioni settentrionali.

«La mia è una candidatura per e non contro qualcuno», ha chiarito Garavaglia parlando della sua scelta. La sua discesa in campo, secondo il senatore, ha riportato nel dibattito posizioni che rischiavano di restare senza spazio, oltre ad aver reso più articolato il confronto interno.

Il risultato numerico, ha aggiunto, non rappresenta la priorità assoluta. «Mi interessa dare voce ai tanti che chiedono di fare qualcosa per ridare entusiasmo alla Lega», ha detto, sottolineando come la raccolta delle firme sia già un traguardo significativo, considerando che la sua iniziativa è partita tardi.


Il nodo dei territori e del futuro

Tra i temi che Garavaglia intende mettere al centro c’è il rapporto tra il partito e i governatori. Il senatore guarda con interesse alla visione di una Lega federale e vicina ai territori associata a Luca Zaia, chiedendo che questo principio, già previsto dallo statuto, venga rilanciato con maggiore decisione proprio attraverso il congresso.

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Quanto al confronto con Salvini, i due non avrebbero avuto occasione di parlarsi in vista dell’appuntamento milanese. Garavaglia ha spiegato di non averlo incrociato in Parlamento e di aspettarsi quindi un incontro direttamente al congresso. Sul ruolo di Roberto Vannacci, ormai fuori dal partito e assente dall’assemblea, ha osservato che la sua permanenza avrebbe potuto spingerlo a non partecipare all’appuntamento.


Dopo il voto serve una Lega più unita

Per il senatore, il passaggio successivo dovrà essere un ricompattamento delle diverse componenti del partito in vista delle elezioni politiche. L’obiettivo indicato è arrivare al voto con meno tensioni possibili e con una Lega capace di presentarsi unita.

Garavaglia ritiene inoltre indispensabile coinvolgere direttamente gli iscritti con un congresso aperto a tutti i militanti. Solo in quel momento, sostiene, la discussione sulla leadership potrà assumere contorni meno prevedibili: «A quel punto vinca il migliore, come sempre».

Anche su Giancarlo Giorgetti il senatore ha distinto il ruolo del partito da quello più ampio nel centrodestra. Non sa se il ministro sceglierà di candidarsi alle prossime elezioni, ma lo considera una figura di garanzia e un valore aggiunto per l’intera coalizione, non soltanto per la Lega.

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