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Politica 2 min di lettura4 giorni fa

La foto ritoccata divide Forza Italia: Tajani attacca Vannacci

Il vicepremier denuncia un gesto offensivo contro Matilde Siracusano, che annuncia una querela e contesta l’uso politico della sua immagine.

La vicenda della fotografia modificata di Matilde Siracusano apre uno scontro politico tra Forza Italia e Roberto Vannacci. Secondo la sottosegretaria, un’immagine presa dal suo profilo Instagram sarebbe stata alterata per accentuare la scollatura e utilizzata in un contenuto elettorale legato alle suppletive in Calabria.


Tajani accusa Vannacci di incoerenza

Antonio Tajani è intervenuto su X con parole molto dure. Il vicepremier e leader di Forza Italia ha definito l’episodio un attacco volgare, sostenendo che il ricorso al ritocco fotografico riveli l’assenza di argomenti politici e contrasti con i richiami all’onore e al rispetto delle regole.

Nel suo messaggio, Tajani ha parlato di un comportamento “disonorevole” e ha accusato chi lo avrebbe ideato di atteggiarsi a difensore della moralità senza rispettarne davvero i principi. Il riferimento è al post pubblicato da Vannacci su Facebook, nel quale compariva anche Siracusano con un décolleté molto più pronunciato rispetto allo scatto originale.


Siracusano prepara la querela

La sottosegretaria ha spiegato che la fotografia sarebbe stata prelevata dal suo account personale e poi manipolata con un programma informatico. A suo giudizio, il fatto che a intervenire sull’immagine sia stato un ex generale che richiama spesso valori e onore rappresenta un elemento particolarmente significativo.

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Siracusano ha inoltre criticato quella che considera un’attenzione insistente verso l’aspetto fisico delle donne e si è chiesta quale obiettivo intendesse raggiungere Vannacci. «Io ho le spalle larghe, ma si tratta di un reato e le donne vanno tutelate», ha dichiarato, annunciando l’intenzione di presentare querela.


L’accusa sull’uso elettorale

Sul piano politico, la sottosegretaria considera l’alterazione dell’immagine uno strumento denigratorio usato per colpire una donna. Ha ricondotto l’episodio anche al suo legame con il presidente della Regione, pur sottolineando di non essersi mai candidata e di non avere intenzione di farlo a Reggio Calabria.

Per questa ragione, Siracusano ritiene che l’attacco non abbia una motivazione politica concreta e lo giudica una scelta grave e priva di giustificazione. Il caso nasce dalla campagna per le elezioni suppletive in Calabria, ma il confronto si è rapidamente esteso al tema della tutela dell’immagine e dei limiti della propaganda politica.

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