Inflazione e bollette, Meloni sfida Bruxelles: «I conti vanno rivisti
La premier chiede all’Unione europea di aggiornare i calcoli sui bilanci e punta su interventi duraturi contro il caro energia.
L’aumento dell’inflazione rischia di modificare in modo significativo i conti pubblici rispetto alle previsioni iniziali. È questo il tema della lettera inviata oggi, giovedì 1 ottobre, da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, mentre a Palazzo Chigi è in corso un incontro con Antonio Tajani, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti dedicato anche all’emergenza energetica.
Bruxelles riveda i calcoli sui bilanci
Nella missiva alla presidente della Commissione europea, la presidente del Consiglio ha posto l’accento sugli effetti che il rincaro dei prezzi produce sulla spesa pubblica. Le stime comunitarie erano state costruite su un livello di inflazione più contenuto, mentre l’incremento effettivo fa scattare automaticamente diversi meccanismi previsti dalla legge, tra cui quelli legati alle pensioni e all’assegno unico.
Parlando all’80° anniversario della Cna, Meloni ha sostenuto che questa dinamica non dipende dalle decisioni del governo italiano e riguarda, con caratteristiche simili, anche gli altri Paesi membri. Per questo, ha chiesto che l’Unione tenga conto del nuovo scenario nella valutazione dei bilanci nazionali e riconosca che le cifre attuali sono diverse da quelle calcolate in precedenza.
Il nodo resta il costo dell’energia
La premier ha indicato tra le priorità dell’esecutivo la richiesta di maggiore flessibilità europea per affrontare la crisi energetica. L’Italia, ha ricordato, ha ottenuto 14 miliardi di euro che ora vorrebbe destinare a una riduzione stabile del costo dell’energia per le imprese, dopo aver sollevato il problema prima di altri governi europei.
Secondo Meloni, negli ultimi anni sono stati impiegati circa 60 miliardi per attenuare l’impatto del caro energia su famiglie e aziende. Tra le misure citate figurano l’ampliamento del bonus sociale, gli interventi sulle bollette e il taglio delle accise attraverso il meccanismo mobile, oltre all’abolizione del bollo auto per i veicoli utilizzati dalle famiglie nei centri urbani.
La presidente del Consiglio ha riconosciuto che gli interventi adottati finora non sono sufficienti. «Non basta, bisogna fare di più», ha affermato, indicando nella costruzione di soluzioni nazionali di lungo periodo la direzione da seguire. Ha inoltre ringraziato Eni, Socar, Q8 e Tamoil per avere aderito all’appello rivolto alle società energetiche affinché contribuissero a sostenere consumatori e imprese nella fase di difficoltà.
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Più produzione e ritorno al nucleare
Nel piano illustrato da Meloni rientra anche il rafforzamento dell’autonomia energetica italiana. Il governo intende accelerare sull’estrazione nazionale di petrolio e gas e riaprire il percorso per l’energia nucleare, con l’obiettivo di aumentare la capacità produttiva interna e rendere il sistema più sicuro e competitivo.
La premier ha parlato della necessità di recuperare i ritardi accumulati negli anni e ha evidenziato il paradosso di importare energia nucleare da Paesi vicini senza produrla direttamente in Italia. Il tema si inserisce nel confronto più ampio sul futuro dell’industria e sulle strategie per contenere i costi energetici.
L’artigianato al centro della crescita
Nel suo intervento alla Cna, Meloni ha anche difeso il ruolo delle imprese artigiane, considerate un elemento distintivo della produzione italiana. A suo giudizio, il lavoro degli artigiani continua a creare valore anche in una fase complessa e rappresenta un argine all’omologazione dei prodotti e delle competenze.
La presidente del Consiglio ha confermato l’impegno dell’esecutivo sulla legge delega per l’artigianato. Il provvedimento dovrebbe tutelare le caratteristiche specifiche del settore e rafforzare il sistema produttivo, sostenendo occupazione, crescita e capacità competitiva delle imprese.
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