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Politica 2 min di lettura23 set

India, liste elettorali nel mirino: l’accusa che travolge la Commissione

A New Delhi esplode il caso delle cancellazioni dagli elenchi: l’opposizione punta il dito contro la Commissione elettorale e chiede anche un cambio ai vertici dell’organo.

Il nodo più delicato, in India, non è soltanto la protesta politica: sono le cancellazioni dalle liste elettorali, finite al centro di accuse di manipolazione. L’opposizione sostiene che dietro le revisioni ci sia una strategia per lasciare fuori milioni di elettori, mentre l’istituzione chiamata a garantire il voto viene descritta come profondamente divisa.


Una frattura interna senza precedenti

A complicare il quadro c’è anche il fronte interno alla Election Commission of India. Stando a quanto riferito dall’Indian Express, negli ultimi 10 mesi gli altri due componenti dell’organismo avrebbero contestato almeno 14 volte ordini e decisioni presi senza consultazione.

Questa spaccatura arriva in un momento molto sensibile per il governo guidato da Narendra Modi, finito di nuovo sotto pressione dopo l’inchiesta giornalistica che ha riacceso le critiche sull’operato del Chief Election Commissioner nominato dall’esecutivo. Le opposizioni hanno chiesto le sue dimissioni.


Le liste svuotate e i dubbi sulle procedure

Sul piano sostanziale, il caso ruota attorno a una revisione che ha portato alla rimozione di 130 milioni di nomi dagli elenchi. In diversi casi, le esclusioni sarebbero state motivate da problemi considerati minori, come differenze di spelling nei nomi, un aspetto non insolito in un Paese che conta 22 lingue e 13 alfabeti ufficiali.

Le contestazioni non riguardano solo il numero delle cancellazioni, ma anche il metodo. Le revisioni degli ultimi mesi sono state giudicate anomale perché arrivate a ridosso di consultazioni locali importanti, perché non hanno riconosciuto come validi alcuni documenti rilasciati dallo stesso Stato indiano e perché hanno spostato sui cittadini l’onere di dimostrare la propria iscrizione. Il risultato, secondo le accuse, è stato l’esclusione di decine di milioni di persone.

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Il precedente di Gyanesh Kumar

A finire nel mirino è anche Gyanesh Kumar, l’attuale Chief Election Commissioner. Già lo scorso anno era stato contestato dopo le accuse di brogli lanciate da Rahul Gandhi, leader dell’opposizione.

In quell’occasione, Kumar venne criticato per non aver risposto nel merito alle accuse e per aver scelto invece di reagire in modo aggressivo, con toni considerati molto vicini a quelli della maggioranza di governo. Un comportamento che, secondo i suoi detrattori, ha rafforzato i sospetti sulla neutralità della Commissione.

Le obiezioni arrivano inoltre in un contesto istituzionale già contestato: la nomina dell’attuale Commissione è avvenuta con un sistema diverso da quello raccomandato dalla Corte Suprema. Il panel che ha scelto i membri era composto dal capo del governo, da uno dei suoi ministri e dal leader dell’opposizione, mentre la Consulta aveva indicato una formazione diversa, con premier, capo dell’opposizione e Chief Justice of India.

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