IA negli studi di ingegneria: la guida che cambia le regole del gioco
Il Consiglio nazionale degli ingegneri ha pubblicato un vademecum per usare l’IA senza scaricare sul software scelte, controlli e responsabilità che restano al professionista.
La nuova guida del Consiglio nazionale degli ingegneri arriva in un momento in cui l’Intelligenza artificiale è già entrata nella pratica quotidiana di studi e imprese, ma senza che siano sempre chiare le regole d’uso. Il documento, presentato a Trieste durante il Congresso nazionale degli ingegneri, punta proprio a colmare questo vuoto con indicazioni operative, richiamo alle norme e attenzione ai profili deontologici.
Il testo si rivolge a tutti gli iscritti all’Albo, a prescindere dal settore e dalla forma con cui esercitano la professione. Dentro ci sono riferimenti alla normativa vigente, all’AI Act europeo e al Codice deontologico, ma anche modelli, checklist e suggerimenti pratici per chi usa sistemi di IA, compresi i modelli linguistici di grandi dimensioni.
Le regole che restano in capo al professionista
Il punto centrale, per la guida, è semplice: l’IA può affiancare il lavoro dell’ingegnere, ma non può sostituirne il giudizio tecnico. La responsabilità, infatti, continua a essere personale e ogni elaborato va controllato, verificato e assunto come proprio prima della firma o della consegna.
Tra gli aspetti evidenziati c’è anche la trasparenza verso il committente. Chi riceve l’incarico deve essere informato in anticipo se l’IA verrà impiegata nello svolgimento delle attività professionali, con una comunicazione chiara e comprensibile.
La guida richiama inoltre l’art. 13 della Legge n. 132/2025, considerato la disposizione nazionale di riferimento sull’uso dei sistemi di Intelligenza Artificiale nell’attività dell’ingegnere. In base a questa norma, il ricorso all’IA non sposta la responsabilità sul software o sul fornitore della tecnologia.
Cosa cambia nei contratti e nei controlli
Per rendere coerente l’uso dell’IA con gli obblighi professionali, il documento suggerisce alcune misure organizzative. Tra queste figurano una clausola dedicata nei contratti o nei disciplinari d’incarico, l’informazione preventiva al cliente, la validazione personale degli elaborati e, quando utile, la tracciabilità delle modalità con cui il sistema è stato impiegato.
Secondo la guida, è probabile che questa impostazione diventi sempre più comune anche fuori dagli studi tecnici. Nei bandi pubblici e negli incarichi privati potrebbe infatti comparire con maggiore frequenza la richiesta di dichiarare se siano stati usati strumenti di Intelligenza Artificiale, mentre relazioni tecniche e contratti potrebbero includere un’informativa sintetica in merito.
Il documento insiste anche su un altro punto: l’IA va usata per supportare, non per aggirare, le regole della professione. L’ingegnere deve proteggere i dati trattati, evitare contenuti ingannevoli e prestare attenzione anche alla comunicazione dello studio, soprattutto quando vengono prodotti immagini, video o registrazioni generate artificialmente.
Responsabilità personali e rischi da non sottovalutare
La guida chiarisce che l’uso dell’IA non elimina le responsabilità già previste dall’ordinamento. Un singolo comportamento può avere conseguenze civili, disciplinari, amministrative e, nei casi più gravi, penali.
Resta fermo anche un principio richiamato con forza nel testo: la responsabilità penale è sempre personale. Per questo il ricorso a strumenti digitali non può essere usato come giustificazione per condotte illecite, né può trasferire il peso delle scelte al produttore del software.
In parallelo, il documento segnala il rischio di aggiornamento professionale insufficiente in materia di IA. Per il Consiglio nazionale degli ingegneri, la questione non riguarda soltanto la capacità di usare nuovi strumenti, ma anche la necessità di governarli in modo consapevole, mantenendo il controllo umano lungo tutta la prestazione.
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