IA e clima nel mirino di Trump: il nuovo bersaglio della sua “bufala
Nel discorso all’Onu, il presidente americano ha collegato i timori sull’intelligenza artificiale e quelli sul riscaldamento globale alla sua vecchia narrazione sulla «Russia hoax».
Donald Trump ha rilanciato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite una lettura già nota: dietro gli allarmi sull’intelligenza artificiale, secondo lui, ci sarebbe lo stesso ambiente che in passato avrebbe alimentato la sua «Russia hoax». Nel suo intervento di martedì, il presidente americano ha messo nello stesso quadro anche il clima, sostenendo che gli avvertimenti su IA e riscaldamento globale arrivino da persone che, a suo dire, si sono sbagliate altre volte.
La superintelligenza al posto dell’IA
Trump ha respinto l’idea di uno schema internazionale per tenere sotto controllo l’intelligenza artificiale e ha proposto di cambiare perfino il nome della tecnologia: non più artificial intelligence, ma «superintelligenza» o «S.I.». Ha aggiunto che questa sarà la formula usata nei documenti del governo americano. Nello stesso passaggio ha insistito sul fatto che «Incoraggeremo soltanto la superintelligenza. La incoraggeremo, non la limiteremo».
Il paragone con clima e Russia
Poco prima, il presidente aveva allargato il ragionamento al tema ambientale. Secondo la sua versione, le stesse persone che un tempo dicevano che il pianeta sarebbe collassato in dodici anni oggi annunciano che l’IA «ci ucciderà tutti» e che «i robot ci attaccheranno». Da qui la sua conclusione: gli avvertimenti, per Trump, appartengono alla stessa famiglia di ciò che lui definisce da anni una «bufala».
Il riferimento non è nuovo. Già il 14 settembre Trump aveva accostato le preoccupazioni sull’IA a «Russia, Russia, Russia», all’Ucraina e ai due impeachment che considera infondati. La formula della «Russia hoax», però, nel tempo è diventata molto più elastica: dal 2017 il presidente l’ha usata per indicare la presunta collusione con Mosca, l’inchiesta di Robert Mueller, episodi di sorveglianza illegale e, più in generale, ogni contestazione sul suo rapporto con la Russia.
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Una definizione che cambia bersaglio
Questa vaghezza è parte della forza politica dell’espressione. Dentro la stessa etichetta finiscono fatti verificati, accuse mai dimostrate e ricostruzioni poi smentite, così da trasformare una vicenda complessa in una storia più semplice: qualcuno avrebbe inventato tutto per danneggiarlo. È lo stesso meccanismo che oggi Trump applica al dibattito sull’intelligenza artificiale, senza entrare nel merito delle valutazioni degli esperti.
Non tutto, però, rientra davvero in quella categoria. Le agenzie di intelligence statunitensi conclusero nel 2017 che la Russia aveva provato a interferire nelle presidenziali del 2016 e che Mosca mostrava una preferenza per Trump; anche l’indagine Mueller parlò di interferenze «in modo ampio e sistematico». Separata è invece la questione della collusione tra campagna Trump e governo russo: su quel punto Mueller non accertò un coordinamento con Mosca. Restano infine alcune ricostruzioni controverse, tra cui parti dello Steele dossier, risultate infondate.
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