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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Guido Gianni, la grazia di Mattarella dopo la condanna per la rapina

Il gioielliere di Nicolosi aveva ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante l’assalto alla sua attività del 2008.

La vicenda di Guido Gianni, il gioielliere di Nicolosi condannato a 13 anni per aver ucciso due rapinatori, si chiude con un provvedimento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il capo dello Stato ha firmato tre decreti di grazia, dopo il parere favorevole espresso dal Ministro della Giustizia al termine dell’istruttoria prevista.


La decisione riapre il caso del 2008

Tra i destinatari del provvedimento figura anche Gianni, protagonista di una rapina avvenuta il 18 febbraio 2008 nella gioielleria Pierre Bonnet, lungo corso Italia. Durante l’assalto morirono due componenti del gruppo criminale, mentre un terzo rimase ferito.

La grazia arriva a distanza di anni da quella sera e dopo la condanna inflitta al commerciante. All’epoca, gli investigatori ritennero inizialmente plausibile l’ipotesi della legittima difesa, pur sottolineando che la valutazione definitiva spettava alla magistratura.


L’assalto finì tra gli spari

La rapina cominciò intorno alle 19. Un uomo entrò nel negozio a volto scoperto e, subito dopo, altri due complici fecero irruzione. I tre si coprirono il viso; uno di loro puntò contro Mariangela Di Stefano, moglie del gioielliere, una pistola poi risultata essere un’imitazione priva del tappo rosso, intimandole di aprire la cassaforte.

Guido Gianni si trovava nel laboratorio e intervenne dopo essersi accorto di quanto stava accadendo. Prese una pistola calibro 9 per 21 regolarmente detenuta e sparò due colpi in aria per allontanare i rapinatori e difendere la moglie. Il gruppo reagì minacciando entrambi e colpendoli con schiaffi e pugni, fino a quando si arrivò allo scontro fisico.


Due banditi morirono durante la fuga

Nel corso della colluttazione il commerciante fece fuoco. Un proiettile raggiunse al petto l’uomo che impugnava la pistola giocattolo; altri colpi, secondo la ricostruzione dei carabinieri, ferirono gli altri due partecipanti alla rapina, uno alla spalla e l’altro alla gamba.

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I due feriti tentarono di raggiungere la Nissan Micra utilizzata per arrivare a Nicolosi, ma caddero dopo pochi metri. Uno morì sul posto, l’altro durante il trasferimento all’ospedale Cannizzaro. Il terzo componente, Fabio Pappalardo, 30 anni, venne fermato dai militari vicino alla guardia medica e ricoverato all’ospedale Garibaldi di Catania senza essere in pericolo di vita.

Anche Mariangela Di Stefano fu accompagnata in ospedale: era sotto choc e presentava lesioni al volto. Il marito venne invece portato in caserma per essere ascoltato dal sostituto procuratore Antonella Barrera, chiamata a esaminare la sua posizione.


A Nicolosi scattò l’allarme sicurezza

Dopo l’episodio, il sindaco descrisse i due commercianti come persone oneste e dedite al lavoro, chiedendo maggiore attenzione sul fronte della sicurezza. Il primo cittadino sollecitò anche l’installazione di un sistema pubblico di videosorveglianza nel paese alle pendici dell’Etna.

Le identità dei due rapinatori deceduti non furono rese note nell’immediatezza, per esigenze legate alle indagini. La concessione della grazia a Guido Gianni riporta ora al centro quella rapina e il confine, allora controverso, tra reazione armata e legittima difesa.

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