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Cronaca 2 min di lettura51 min fa

Caso Gianni, la svolta di Mattarella: dopo 13 anni arriva la grazia

Il gioielliere di Nicolosi aveva sparato durante una rapina nel 2008, uccidendo due aggressori: la condanna definitiva è stata seguita dalla richiesta di clemenza della moglie.

La richiesta partita dalla moglie Maria Angela Distefano ha trovato risposta al Quirinale: Guido Gianni ha ottenuto la grazia concessa da Sergio Mattarella, quattro anni dopo l’avvio della petizione. Il gioielliere siciliano era stato condannato in via definitiva a 13 anni per aver ucciso due rapinatori durante l’assalto alla sua attività.


La petizione ha riaperto il caso

Nel 2022 la moglie di Gianni aveva scelto di mobilitarsi pubblicamente, raccogliendo firme su Change.org per chiedere l’intervento del Presidente della Repubblica. La donna sosteneva che il marito avesse reagito per proteggere lei, se stesso, un cliente e il negozio.

“Ha difeso me, la sua vita, quella di un cliente e la nostra attività commerciale. Ed è per questo che ritengo che non possa pagare per la malvagità dei suoi assalitori”, aveva dichiarato Maria Angela Distefano a sostegno dell’iniziativa. La grazia è arrivata quattro anni dopo quella campagna, chiudendo una vicenda giudiziaria che aveva suscitato attenzione anche oltre la Sicilia.


La sparatoria nella gioielleria

I fatti risalgono al 18 febbraio 2008, a Nicolosi, nel Catanese. Tre uomini fecero irruzione nella gioielleria e aggredirono Guido Gianni e la moglie; durante il tentativo di rapina, il commerciante impugnò una pistola e sparò.

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Due dei tre banditi morirono, mentre il terzo rimase ferito. Gianni spiegò di aver agito per difendere “me e mia moglie”, ma gli accertamenti balistici stabilirono che i colpi erano stati esplosi contro i rapinatori mentre si allontanavano, colpendoli alle spalle.


Perché arrivò la condanna

Proprio l’esito delle perizie impedì ai giudici di riconoscere la legittima difesa. Dopo il procedimento, la pena è diventata definitiva: 13 anni di reclusione per la morte dei due aggressori.

La decisione di Mattarella interviene dunque su una storia rimasta per anni al centro del dibattito sul confine tra reazione a una rapina e uso eccessivo della forza. Il caso di Gianni è stato accostato anche a quello del piemontese Mario Roggero, coinvolto in una vicenda analoga.

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