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Politica 1 min di lettura3 giorni fa

Giulio Regeni, il tributo mancato alla meglio gioventù

Il richiamo al titolo di Pasolini accosta due friulani diversi, legati dalla stessa curiosità e da una conclusione straziante segnata dalla violenza del potere.

La storia di Giulio Regeni richiama un’idea di giovinezza curiosa, intelligente e aperta al mondo, ma anche il dolore provocato da un potere capace di annientarla. In questo accostamento torna il titolo scelto da Pier Paolo Pasolini nel 1954 per una raccolta di versi: “La meglio gioventù”.

Non esiste, per quanto è dato sapere, un legame culturale o politico tra Pasolini e Regeni. A unirli sono piuttosto la comune origine friulana, lo sguardo rivolto oltre i confini e una fine segnata dalla sofferenza. È proprio questa vicinanza soltanto ideale a rendere ancora più forte la domanda sul valore che le istituzioni attribuiscono ai loro giovani.


Due friulani, una memoria dolorosa

Pasolini e Regeni appartengono a epoche diverse e hanno vissuto esperienze lontane. Il primo affidò alla poesia un’immagine della gioventù; il secondo fu un giovane impegnato a conoscere il mondo, travolto da una vicenda di violenza e sopraffazione.

Il richiamo letterario non cancella queste differenze, né costruisce un rapporto che non è documentato. Suggerisce però una riflessione: quella “meglio gioventù” evocata da Pasolini può diventare il simbolo di chi possiede intelligenza, curiosità e desiderio di comprendere, ma si trova esposto alla brutalità del potere.

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Il peso delle istituzioni

Di fronte alla sorte di Giulio, le istituzioni italiane non sono riuscite a esercitare sulla dittatura responsabile la pressione necessaria. È questo il nodo più amaro della vicenda: all’onore dovuto a un giovane si è aggiunta l’incapacità di difenderne pienamente la dignità.

Rendere omaggio ai giovani significa allora riconoscere il valore delle loro domande e della loro libertà, soprattutto quando entrano in contrasto con regimi che temono la conoscenza. Nel ricordo di Regeni, la memoria non riguarda soltanto una persona, ma anche il dovere di non lasciare senza risposta il dolore inflitto a chi voleva capire il mondo.

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