Giornalisti tenuti fuori dal congresso: la dura replica del Cdr
Il Comitato di redazione contesta le parole e le scelte di Matteo Salvini, accusandolo di colpire l’autonomia dell’informazione pur ricoprendo incarichi di governo.
Il Comitato di redazione di Repubblica interviene dopo l’intervento di Matteo Salvini al congresso della Lega. Nel comunicato vengono contestati gli attacchi rivolti ai giornalisti, definiti “servi”, e la decisione di escluderli dalla platea, mantenendoli a distanza per evitare, secondo la ricostruzione del Cdr, che potessero “inquinare” i lavori.
Nel mirino finiscono anche i numerosi riferimenti al quotidiano e al Corriere della Sera. Il Cdr sostiene che siano stati almeno cinque i passaggi dell’intervento nei quali il vicepremier ha rivolto critiche ai due giornali.
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Il Cdr contesta la visione della stampa
La nota ricorda che Salvini risulta ancora iscritto all’Ordine dei Giornalisti, ma gli attribuisce una scarsa comprensione dei principi che regolano la libertà e l’indipendenza dell’informazione. Secondo il Comitato di redazione, la sua esperienza professionale sarebbe stata limitata al giornalismo di partito, elemento indicato come possibile chiave per comprendere il suo atteggiamento verso la stampa.
Il Cdr precisa che le parole del leader della Lega avrebbero un rilievo minore se pronunciate da una figura priva di responsabilità istituzionali. Il problema, si legge nel comunicato, è che Salvini ricopre contemporaneamente gli incarichi di vicepresidente del Consiglio e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture.
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Un attacco che rafforza il lavoro dei giornalisti
Proprio il ruolo di governo, secondo Repubblica, rende più grave la posizione espressa durante il congresso. Il Comitato di redazione descrive Salvini come un rappresentante delle istituzioni carente di cultura democratica e collega questa valutazione al modo in cui sono stati trattati i giornalisti presenti all’evento.
La conclusione del comunicato non annuncia un arretramento. Al contrario, il Cdr sostiene che episodi di questo tipo rappresentino un motivo ulteriore per proseguire nell’attività quotidiana di informazione, racconto e denuncia, anche quando il lavoro della stampa viene attaccato direttamente da esponenti istituzionali.
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