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Politica 2 min di lettura3 giorni fa

Fisco, il conto si concentra su pochi: i numeri che cambiano il quadro

L’analisi di Itinerari previdenziali ridisegna la distribuzione dell’Irpef tra dipendenti, pensionati e autonomi e mette in discussione alcuni luoghi comuni

«Ci troviamo in un Paese in cui è difficile pensare di poter andare avanti se soltanto una piccola parte della popolazione contribuisce», ha osservato Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali. Il riferimento è anche alla rete di servizi pubblici, dalla scuola alla sanità fino all’assistenza sociale, che deve essere sostenuta dal gettito fiscale.

A rendere concreto il problema sono i dati sulla distribuzione delle imposte dirette: il 70% dei contribuenti versa appena il 20% del totale, mentre il restante 30% copre l’80%. Ancora più concentrato risulta il contributo di chi dichiara oltre 35mila euro lordi all’anno: si tratta del 19% dei contribuenti, ma questa fascia sostiene quasi il 65% delle tasse.


Irpef, il peso cade sui redditi più alti

L’analisi è contenuta nell’ultimo osservatorio sulle entrate fiscali, presentato a Roma il 24 settembre al Cnel durante un incontro organizzato insieme a Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità. Secondo Brambilla, il luogo comune che identifica nei soli lavoratori dipendenti i principali contribuenti dell’Irpef non restituisce l’intero quadro.

Tra i subordinati, il 61,4% dichiara fino a 26mila euro e contribuisce per il 12,64% dell’imposta. Per chi resta sotto i 15mila euro, il prelievo viene in larga misura annullato da Tir, deduzioni e altre agevolazioni. Il 79,66% dell’Irpef della categoria è quindi versato dal 29,96% dei lavoratori con redditi da 29mila euro in avanti; all’interno di questo gruppo, il 16,46% sopra i 35mila euro copre il 63,14% del totale.


Pensioni e lavoro autonomo, altri squilibri

Una dinamica simile emerge tra i pensionati. Il 66% percepisce fino a 26mila euro lordi annui e versa il 26,64% dell’Irpef complessiva della categoria, una fascia nella quale rientrano molte prestazioni parzialmente o interamente assistite. Il 66,19% del carico fiscale ricade invece su chi supera i 29mila euro, mentre i pensionati oltre quota 35mila, pur rappresentando il 16,4%, pagano il 49,7% dell’imposta.

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Per gli autonomi la concentrazione appare ancora più marcata: sopra i 35mila euro si trova il 36,89% dei contribuenti, responsabile dell’88,88% dell’Irpef del comparto. Nel complesso, la categoria versa 25,64 miliardi di euro, pari all’11,86% del gettito 2024, pur rappresentando il 5,12% dei contribuenti dichiaranti; inoltre, circa 600mila autonomi beneficiano di regimi agevolati.


Flat tax e salari, le altre criticità

Brambilla considera comunque necessaria l’abrogazione della flat tax, che a suo giudizio presenta anche possibili problemi di compatibilità costituzionale e può favorire l’economia sommersa. I numeri dell’osservatorio, però, mostrano che l’affermazione secondo cui a pagare le tasse sarebbero soprattutto i dipendenti è soltanto parzialmente fondata.

L’osservatorio richiama anche la debolezza dei salari, rimasti indietro mentre l’inflazione aumentava. A incidere, secondo Brambilla, è un sistema contrattuale datato, più orientato a ottenere riduzioni fiscali e contributive che a sostenere la produttività. In base ai dati Ocse, il potere d’acquisto delle retribuzioni italiane è diminuito del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021, il risultato peggiore tra le grandi economie avanzate.

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