Ferri sfida le correnti: il voto che rinnova il Csm
Il candidato indipendente legato al caso Palamara torna sulla scheda per l’elezione dei 20 magistrati togati del Consiglio superiore della magistratura.
Il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura riporta al centro il confronto tra gruppi organizzati e candidati indipendenti. Domani e dopodomani, 64 magistrati tra pubblici ministeri e giudici si contenderanno i 20 posti togati del “parlamentino” della magistratura.
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La sfida passa dalle urne
Il voto si svolge in un clima segnato dal ritorno della competizione tra aree collocate a destra e a sinistra. Al posto dell’ipotesi di affidare la scelta a un sistema basato sui bussolotti, il rinnovo dell’organo passa dunque attraverso una consultazione tra i magistrati.
Tra i candidati figura anche Ferri, che si presenta senza il sostegno di una corrente. La sua candidatura riporta nella competizione elettorale una figura associata al caso Palamara, la vicenda che aveva acceso i riflettori sui rapporti di potere interni alla magistratura.
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Correnti e indipendenti allo scontro
La tornata elettorale mette in campo accordi tra candidati e possibili apparentamenti. Le alleanze puntano a consolidare il peso dei gruppi organizzati, mentre gli indipendenti cercano di misurarsi con una struttura politica e associativa già radicata.
Il risultato definirà la nuova componente togata del Csm, chiamata a occupare 20 dei seggi dell’organo. La presenza di 64 aspiranti rende il confronto particolarmente articolato e consegna alle urne il compito di stabilire gli equilibri del prossimo Consiglio superiore della magistratura.
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