Lega, la sfida di Garavaglia: «Sono libero, posso fare ciò che voglio»
Il senatore rilancia la sua candidatura alla guida del partito e propone una linea più federalista e liberale, mentre Salvini replica sul mancato confronto.
Massimo Garavaglia rivendica la scelta di scendere in campo per la leadership della Lega senza lasciarsi condizionare dagli esiti della corsa interna. Il senatore sostiene che il partito abbia un problema di consenso, ma anche ampi margini per recuperare consensi attraverso un cambio di impostazione.
La sua proposta punta a superare l’immagine di una formazione collocata all’estrema destra. Garavaglia descrive invece una Lega capace di parlare a lavoratori, imprenditori e titolari di partita IVA, con una maggiore attenzione alle politiche sociali.
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Garavaglia punta sulla libertà
Il senatore spiega di avere accettato la candidatura anche perché, a 58 anni, si sente nella condizione di poter affrontare la sfida senza dipendere dall’esito del congresso. «Il bello è essere liberi», ha detto, osservando che potrebbe dedicarsi a molte altre attività anche nel caso in cui il partito non sostenesse la sua corsa.
Per arrivare al congresso deve però raccogliere 80 firme. L’operazione, racconta, si è rivelata molto complessa perché gran parte dei delegati era già stata contattata e aveva sottoscritto un’altra candidatura. Il regolamento stabilisce inoltre un tetto massimo di 120 firme, mentre quelle raccolte da Matteo Salvini sarebbero superiori a tale limite: un tema che Garavaglia preferisce non trasformare in una nuova polemica.
Una Lega più ampia e pragmatica
Nel programma delineato dal senatore trovano spazio una spinta federalista più netta e una linea liberale sia sul piano economico sia su quello dei diritti. Tra gli esempi citati figurano l’ascolto delle nuove generazioni e il confronto sul fine vita, con attenzione alle indicazioni della Cei sulle cure palliative.
Garavaglia sostiene inoltre che, sulle questioni sociali, la Lega potrebbe collocarsi persino più a sinistra della sinistra. L’obiettivo dichiarato è costruire un partito pragmatico, rivolto a un elettorato trasversale e non riconducibile soltanto allo stereotipo dell’estrema destra.
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Il confronto mancato con Salvini
Sul rapporto con Salvini, Garavaglia aveva lamentato di non essere riuscito a parlargli prima di rendere pubblica la candidatura. Il vicepremier ha però fornito una ricostruzione diversa, ricordando di averlo contattato nei giorni precedenti.
Salvini ha spiegato ad Antenna 3 che, mentre si trovava con i camionisti martedì, non aveva potuto rispondere subito alla chiamata di Garavaglia. Dopo aver promesso di richiamarlo, i due avrebbero parlato per più di un quarto d’ora. «Io comunque al telefono rispondo», ha affermato il leader della Lega, aggiungendo di essere rimasto sorpreso dal fatto che Garavaglia avesse appreso dai giornali la notizia della candidatura.
Il nodo della cabina elettorale
Nel dibattito sulle modalità di voto al congresso, Garavaglia si schiera per l’utilizzo di una cabina aperta. A suo giudizio, questa soluzione servirebbe a evitare dubbi, ricostruzioni e contestazioni legate alla possibilità di fotografare la scheda per dimostrare la propria scelta.
I delegati che lo sostengono chiedono quindi che la cabina non sia chiusa. Garavaglia considera la trasparenza nell’organizzazione del voto un interesse comune, così da ridurre il rischio di polemiche durante il congresso della Lega.
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