Energia e crescita, la sfida di Meloni all’Ue: cosa cambia
La premier rivendica oltre 60 miliardi contro il caro energia e prepara una nuova richiesta di flessibilità europea, mentre annuncia misure per imprese, intelligenza artificiale e investimenti
Il caro energia resta il principale ostacolo alla competitività delle imprese italiane, ma per Giorgia Meloni la risposta non può limitarsi agli interventi d’emergenza. Dall’assemblea generale di Assolombarda, a Milano, la presidente del Consiglio ha annunciato che tornerà a chiedere maggiore flessibilità al Consiglio europeo di giovedì e venerdì, collegando la crisi internazionale ai costi sostenuti da famiglie, aziende e bilanci pubblici.
La nuova richiesta all’Europa
Meloni ha spiegato che le tensioni in Iran, la possibile chiusura dello Stretto di Hormuz e l’instabilità nel Mar Rosso stanno spingendo verso l’alto energia, materie prime e trasporti. A suo giudizio, questi fattori alimentano un’inflazione sempre più difficile da governare e rendono necessario un intervento europeo fondato sulla “responsabilità” e sul “buonsenso”.
La questione era già stata affrontata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante l’Ecofin. Ora sarà la premier a riproporla direttamente ai leader dell’Unione europea. L’obiettivo indicato è evitare che gli Stati restino esposti a shock internazionali senza strumenti adeguati per sostenere il sistema produttivo.
Dai sussidi alle soluzioni strutturali
Il governo, ha ricordato Meloni, ha destinato più di 60 miliardi di euro alla protezione degli italiani dagli aumenti dell’energia. Tra le misure citate figurano la riduzione degli oneri in bolletta, il superamento del divario tra il prezzo italiano e quello europeo del gas, oltre ai meccanismi di gas release ed energy release, che consentono alle imprese di acquistare forniture a condizioni calmierate con la garanzia dello Stato.
Durante le fasi più acute dell’aumento dei carburanti sono state utilizzate anche le accise mobili, sono state eliminate alcune imposizioni sulle automobili maggiormente impiegate dalle famiglie e nei centri urbani ed è stato rivolto un appello alle principali società energetiche per contenere i prezzi. La premier ha tuttavia sottolineato che queste iniziative appartengono alla gestione dell’emergenza e non possono sostituire una strategia di lungo periodo.
Per ridurre la dipendenza dall’estero, l’esecutivo indica l’espansione della capacità installata da fonti rinnovabili, cresciuta quasi del 40%, il rilancio dell’estrazione nazionale di petrolio e gas e la legge che consente di riaprire il percorso verso il nucleare dopo quattro decenni. Il tema, secondo Meloni, è costruire una maggiore autonomia energetica prima che nuove crisi rendano ancora più costoso intervenire.
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Crescita debole e nuove tecnologie
Nel confronto con gli imprenditori, la presidente del Consiglio ha riconosciuto che l’andamento dell’economia italiana non è ancora soddisfacente. I dati relativi ai primi sei mesi dell’anno, però, indicano la possibilità di raggiungere nel 2026 una crescita dell’1% del Pil, un risultato in linea con quello delle maggiori economie europee e superiore alle attese iniziali.
“Non è una crescita che ci soddisfa, non potrebbe esserlo”, ha detto Meloni, invitando comunque a non sottovalutare il segnale. La premier ha attribuito parte della capacità di tenuta dell’economia alla stabilità del governo, considerata utile anche per le aziende italiane che operano sui mercati esteri: la credibilità del Paese, secondo la sua impostazione, facilita l’apertura di nuove relazioni commerciali.
Nel suo intervento ha inoltre sostenuto che la politica estera produce effetti diretti sull’economia nazionale. In un contesto segnato dalla frammentazione degli scambi, dal ritorno dei dazi e dalla competizione tra grandi potenze, un’impresa non può affrontare da sola barriere commerciali e sicurezza delle rotte: il sostegno di uno Stato affidabile può diventare decisivo.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Meloni ha definito urgente una disciplina condivisa a livello globale. La legge italiana ha già previsto un miliardo di euro per sostenere aziende attive nell’intelligenza artificiale, nella cybersicurezza e nelle tecnologie abilitanti; il governo lavora inoltre a un’agevolazione fiscale, da inserire nella legge di bilancio, per favorire gli investimenti nei software utilizzati attraverso contratti di cloud.
Per Transizione 5.0, il ministro Adolfo Urso si prepara a emanare una circolare destinata a rendere più semplici le procedure. Le richieste presentate sono oltre 22.000 e riguardano più di 6,7 miliardi di euro di investimenti innovativi, numeri che l’esecutivo considera un riscontro positivo per la misura.
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