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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Editoria sotto pressione: 13,2 miliardi e la sfida alle piattaforme

Le associazioni del settore chiedono obblighi uguali per tutti mentre il governo prepara una nuova legge sul libro e l’Agcom difende l’equo compenso

La filiera italiana di stampa, libri, radio e televisione vale 13,2 miliardi di euro e coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori, ma deve affrontare una competizione sempre più sbilanciata con le grandi piattaforme digitali. È da questo squilibrio che nasce la richiesta di regole comuni per l’intelligenza artificiale e per i colossi tecnologici, accusati di raccogliere valore in Italia sfruttando contenuti prodotti da altri e di registrare i propri ricavi oltreconfine.

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Un settore strategico chiede responsabilità

L’appello è arrivato da Associazione Italiana Editori, Fieg e Confindustria Radio Televisioni, riunite per la prima volta nella stessa iniziativa “Articolo 21: il diritto di sapere”. Le tre realtà hanno rivendicato il ruolo di chi produce informazione verificata e cultura, attività considerate essenziali per il pluralismo e per il funzionamento della democrazia.

Secondo Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Associazione Italiana Editori, alle grandi piattaforme dovrebbe essere chiesto “il medesimo livello di responsabilità” imposto agli editori. Il presidente Fieg Andrea Riffeser Monti ha invece indicato nel sistema italiano dell’equo compenso un possibile riferimento per affrontare il rapporto con gli operatori digitali.

Antonio Marano, alla guida di Confindustria Radio Televisioni, ha sottolineato che chi realizza un programma, un giornale o un libro investe, corre dei rischi, seleziona e verifica le informazioni. Il punto ancora assente nelle piattaforme e negli algoritmi, secondo Marano, è una responsabilità editoriale riconducibile a soggetti identificabili.


I numeri mostrano la pressione economica

Nel 2025 televisione e radio, tra operatori nazionali e locali, hanno prodotto ricavi per circa 7,5 miliardi di euro. Gli addetti diretti sono poco più di 24mila: oltre 21mila nella televisione e circa 3mila nel comparto radiofonico.

L’editoria libraria ha raggiunto 3,2 miliardi di euro, con una diminuzione dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Le case editrici attive sono più di 5.000 e il settore dà lavoro a 67.700 persone. Ancora più marcata la contrazione registrata dalla stampa quotidiana e periodica, passata dai 3 miliardi del 2021 ai 2,5 miliardi del 2025, con un’occupazione complessiva di 70mila persone.

Considerando l’intera filiera, gli occupati diretti sono circa 57.000, mentre quelli indiretti superano quota 227.000. Per le associazioni, questi dati confermano il peso industriale di un comparto che deve sostenere costi, obblighi e responsabilità molto diversi da quelli delle piattaforme globali.

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Dal governo nuove misure in arrivo

Luciano Lanna, direttore del Centro per il Libro e la Lettura del ministero della Cultura, ha annunciato la preparazione di una nuova legge sul libro. Nel suo intervento ha spiegato che la trasformazione digitale impone di rivedere il rapporto con l’intelligenza artificiale e con le grandi aziende tecnologiche, chiedendo una risposta al rischio di un ambiente informativo sempre più artificiale.

Il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini ha indicato la possibilità di costruire accordi con le grandi piattaforme, superando un approccio basato soltanto su sanzioni e divieti. L’obiettivo, ha chiarito, sarebbe coinvolgere questi operatori nel sostegno al sistema editoriale, anche perché la fatturazione avviene spesso fuori dall’Italia.

Il ministro del Made in Italy Adolfo Urso ha ricordato che il fondo per il pluralismo finanzia televisioni e radio locali. I contributi, ha assicurato, saranno distribuiti entro la fine dell’anno.


L’equo compenso come argine

Il presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella ha richiamato il regolamento dell’Autorità sull’equo compenso per l’uso in rete delle pubblicazioni giornalistiche. La disciplina stabilisce criteri e procedure per la trattativa tra editori e piattaforme, con l’obiettivo di evitare che i primi debbano confrontarsi da soli con interlocutori di dimensione mondiale.

La richiesta condivisa dalle organizzazioni del settore è quindi quella di legare trasparenza, responsabilità e democrazia anche nell’ambiente digitale. La sfida non riguarda soltanto la tutela dei ricavi, ma la possibilità di continuare a finanziare produzione culturale e informazione professionale in un mercato dove il potere economico è concentrato in poche mani.

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