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Politica 3 min di lettura34 min fa

Vannacci sfida Ciriani: «La pace, anche brutta, vale più della guerra»

Il leader di Fn respinge l’invito a definire Putin un dittatore e accusa il governo di doppia morale sulle guerre e sulle spese per l’Ucraina.

Roberto Vannacci rilancia la sua posizione sul conflitto ucraino e sulle scelte della politica estera italiana, mettendo al centro il costo sostenuto dal Paese. «Una brutta pace è comunque preferibile a quella brutta guerra», ha affermato, sostenendo che i circa 20 miliardi di euro destinati complessivamente dall’Italia all’Ucraina avrebbero dovuto finanziare interventi per cittadini e imprese in difficoltà.

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La priorità indicata da Vannacci

Secondo il leader di Fn, quelle risorse sarebbero state più utili per operai, agricoltori, pescatori, studenti, artigiani e pensionati. Nel suo elenco figurano anche le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese e le aziende costrette a interrompere l’attività.

Vannacci ha ribadito di sostenere una soluzione negoziale, accusando l’Europa e il governo italiano di continuare a finanziare il conflitto. «Io oggi, da politico, difendo gli italiani», ha concluso, distinguendo il proprio attuale ruolo istituzionale dall’esperienza maturata in trent’anni di servizio militare.


L’accusa di doppio criterio

Nel replicare a Luca Ciriani, Vannacci ha richiamato una serie di crisi internazionali per contestare quella che considera una posizione selettiva sui regimi autoritari e sulle invasioni. Ha ricordato l’ingresso delle forze turche ad Afrin, in Siria, nel 2018, chiedendo perché il ministro non avesse allora definito Recep Tayyip Erdogan un dittatore né promosso iniziative in favore della popolazione siriana.

Il generale ha citato anche il Nagorno-Karabakh, teatro di attacchi e occupazioni da parte dell’Azerbaigian tra il 2020 e il 2023, e la Repubblica di Artsakh. A suo giudizio, il silenzio politico su quei casi contrasta con i rapporti economici dell’Italia con Baku, da cui il Paese importa circa 10 miliardi di metri cubi di gas ogni anno.


Il confronto sulle guerre passate

Nella sua critica Vannacci ha inserito i bombardamenti della Nato su Belgrado, avvenuti senza una risoluzione dell’Onu, e l’intervento statunitense in Iraq, giustificato con l’accusa poi rivelatasi falsa sulla presenza di armi di distruzione di massa. Ha inoltre sostenuto che Ciriani non avrebbe invocato sanzioni contro gli Stati Uniti per i bombardamenti sull’Iran né assunto iniziative a sostegno della popolazione iraniana.

Un altro riferimento è andato all’Arabia Saudita, descritta da Vannacci come una monarchia assoluta tra i sistemi più autoritari, dove le esecuzioni capitali vengono ancora praticate in pubblico. Il leader di Fn ha collegato questo tema agli accordi commerciali da 10 miliardi conclusi nel 2025 dal governo italiano con Riad, ritenendo che in quel caso la libertà dei sauditi non fosse stata considerata una priorità.


Lo scontro con il ministro

La replica è arrivata dopo l’invito rivolto in mattinata da Ciriani a prendere le distanze da Vladimir Putin e a riconoscere nel presidente russo il responsabile di un’invasione ai danni di un Paese libero. Vannacci ha respinto l’impostazione del ministro, sostenendo che il confronto non possa essere ridotto a una lezione morale.

«Se Ciriani vuole fare catechismo, vada in chiesa», ha dichiarato Vannacci, accusandolo di parlare di dittature, guerre e libertà dei popoli da una posizione lontana dall’esperienza sul campo. Ha poi ricordato che, durante i suoi trent’anni di attività militare, non avrebbe mai avuto Ciriani al proprio fianco, ipotizzando che all’epoca fosse impegnato negli studi o avesse già iniziato il percorso politico.

Il botta e risposta nasce dunque dalla richiesta del ministro dei Rapporti con il Parlamento di una condanna esplicita di Putin. Vannacci, invece, ha scelto di confermare la propria linea: priorità agli interessi italiani, opposizione all’aumento del sostegno economico alla guerra e preferenza per un accordo di pace, anche se ritenuto insoddisfacente.

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