Droni dal mare contro l’Europa: perché Roma entra tra i bersagli
Un dossier della Cia avrebbe indicato Italia, Spagna e Francia come possibili obiettivi di un’azione russa con droni nascosti su navi mercantili.
Le capitali europee si stanno preparando a un’ipotesi insolita e inquietante: un attacco con droni partiti dal mare e celati a bordo di mercantili. Nell’analisi citata da El Mundo, Roma comparirebbe insieme a Madrid e Parigi tra le città finite nel mirino di Mosca, con l’idea di colpire uno dei tre Paesi per alzare la tensione nel Mediterraneo.
Secondo quanto riportato, la Cia avrebbe diffuso tra diversi governi del continente un rapporto ritenuto molto accurato e credibile. A dare peso all’allarme sarebbe anche la conferma, da parte di ambienti francesi, della serietà delle informazioni raccolte sull’eventuale escalation russa.
Il Gerbera e la rotta dal mare
L’arma indicata nei dossier sarebbe il Gerbera, un velivolo senza pilota lungo circa due metri, con un’apertura alare di 2,5, un peso massimo di 18 chili, una velocità di 160 chilometri orari e un raggio d’azione di 600 chilometri. Il drone, smontato, potrebbe essere sistemato all’interno di container su una nave commerciale e poi avviato con una catapulta a 200 o 300 chilometri dalla costa.
In base a questa ricostruzione, il mezzo impiegherebbe da poco più di un’ora fino a due ore per arrivare sull’obiettivo. Con 4 o 5 chili di esplosivo non avrebbe la potenza per abbattere grandi opere, ma potrebbe comunque innescare incendi o paralizzare scali portuali e aeroportuali, con ricadute soprattutto economiche e politiche.
L’allerta partita dopo il viaggio di Ratcliffe
Le informazioni avrebbero cominciato a circolare poco dopo la missione a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, il 25 agosto. Secondo il Wall Street Journal e Politico, in quell’occasione avrebbe avvertito la Russia contro nuove provocazioni o azioni ostili verso la Nato.
L’allarme si è intrecciato anche con le mosse dell’Eliseo. Dopo il Consiglio di Difesa del 16 settembre, Emmanuel Macron ha convocato i leader dei partiti e i candidati all’Eliseo per il 2027, informandoli del quadro di rischio legato alle minacce russe contro la Francia.
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Perché proprio Italia, Spagna e Francia
La scelta dei tre Paesi, sempre secondo El Mundo, non sarebbe casuale. Italia, Spagna e Francia andranno al voto nel 2027 e, in tutti e tre i casi, esistono forze radicali che potrebbero capitalizzare paura e stanchezza per la guerra in Ucraina, con sensibilità più vicine al Cremlino soprattutto a Parigi e a Roma.
L’analista britannico Keir Giles ha spiegato che la distanza geografica non mette al riparo da possibili azioni russe: il punto decisivo, ha osservato, è la vulnerabilità del bersaglio. In questa cornice si inserisce anche la mappa diffusa il 19 settembre dal canale Telegram russo Rybar, che ipotizzava droni consegnati all’Algeria per un attacco nel sud della Francia.
Dalla soglia del conflitto alle provocazioni
Mosca considera legittimi gli Stati che sostengono Kiev, ma finora ha preferito restare sotto la soglia di una guerra aperta, facendo ricorso a sabotaggi e mosse di disturbo. Tra gli episodi citati ci sono i 19 droni entrati in Polonia un anno fa e i droni armati comparsi all’aeroporto di Lipsia, che la Germania ha attribuito all’intelligence russa.
A febbraio, la Svezia ha bloccato un drone decollato da una nave spia russa nello stretto di Øresund, tra Danimarca e Svezia. Il premier polacco Donald Tusk ha messo in guardia da nuovi episodi di questo tipo, mentre il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha avvertito che la Russia non resterà nascosta a lungo. Secondo Bloomberg, una persona vicina al Cremlino avrebbe parlato del desiderio di punire l’Europa per l’appoggio dato a Kiev, tentando anche di orientare il dibattito politico nei mesi che precedono il voto.
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