Difesa, Crosetto spinge sui margini Ue: la scelta ora passa a Giorgetti
Dopo i conti Istat che complicano l’uscita dalla procedura europea, il governo valuta come usare le clausole di flessibilità su energia e Difesa, con un possibile rinvio di parte delle spese al 2027-2028.
La partita sulle nuove risorse per la Difesa si riapre mentre l’Italia fa i conti con numeri pubblici meno favorevoli del previsto. Guido Crosetto, uscendo dalla Camera, ha dato per scontato che uno spazio per intervenire ci sarà, ma ha rimesso la decisione finale nelle mani di Giancarlo Giorgetti.
Il ministro della Difesa ha insistito sul tema della flessibilità, collegandolo non solo alla Difesa ma anche ad altri capitoli di spesa. «Ci sarà la flessibilità anche sulla Difesa», ha detto a margine del question time, aggiungendo che la scelta politica dovrà essere valutata con attenzione.
I conti Istat complicano i margini
La giornata è stata segnata dai dati Istat, che hanno certificato un rapporto deficit/Pil al 3,1%. Quel livello rende impossibile per l’Italia uscire in anticipo dalla procedura di infrazione europea, aprendo così una fase più delicata per la gestione dei vincoli di bilancio.
Alla Camera, Giorgetti ha mostrato prudenza anche sul fronte dell’energia, pur lasciando intendere qualche apertura su altri dossier come il bollo auto. Nel frattempo resta sul tavolo il nodo delle clausole di flessibilità chieste dall’Italia e dall’Unione Europea per energia e Difesa.
Il governo valuta il rinvio al 2027 e
Prima della nuova frenata sui conti, l’esecutivo stava ragionando su una distribuzione più ampia delle spese consentite dai margini europei. L’ipotesi era di concentrare circa 14 miliardi per l’energia nel 2027 e 22 miliardi per la Difesa nel 2028, cioè dopo le elezioni.
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Questa scelta, però, avrebbe un prezzo: mantenere l’Italia in procedura di infrazione anche nei prossimi anni comporterebbe un costo sia politico sia economico. Inoltre, in una campagna elettorale già iniziata di fatto mentre si lavora all’ultima legge di bilancio, la linea del rigore sui conti risulterebbe meno credibile.
Crosetto ha sintetizzato così il passaggio più delicato: «La discussione sarà politica», ha spiegato, precisando che l’ultima parola spetta a Giorgetti. Il ministero dell’Economia, dunque, dovrà decidere se usare subito o più avanti la flessibilità richiesta a Bruxelles.
La flessibilità resta il vero nodo
Nel quadro attuale, il governo deve scegliere se attivare subito le clausole europee oppure rinviare l’utilizzo dei margini. Se l’Italia decidesse di muoversi ora, la procedura di infrazione non si aggraverebbe, ma potrebbe durare più a lungo.
Per questo la partita non è solo tecnica. La flessibilità, che riguarda energia e Difesa, diventa il punto di equilibrio tra vincoli europei, calendario politico e necessità di finanziare nuove spese senza compromettere i conti pubblici.
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