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Politica 2 min di lettura3 giorni fa

Difesa civile, 57.136 firme: la palla passa alle Camere

La proposta sostenuta dalle reti pacifiste supera la soglia necessaria e chiede di coordinare servizio civile, protezione civile e Corpi civili di pace.

Il Parlamento dovrà ora confrontarsi con una proposta che punta a costruire un modello di difesa alternativo a quello militare. Le reti promotrici hanno infatti consegnato al Senato 57.136 sottoscrizioni, oltre il limite di 50mila previsto per le iniziative legislative popolari.


Una soglia superata nonostante il silenzio

La raccolta è stata realizzata nell’ambito della campagna “Un’altra difesa è possibile”, promossa da Rete italiana pace e disarmo, Sbilanciamoci! e Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile (Cnesc). Dopo il deposito delle firme, le organizzazioni hanno chiesto ai gruppi parlamentari di inserire rapidamente il testo nei lavori delle Camere e di avviare una discussione pubblica.

Per Rete italiana pace e disarmo, il risultato è arrivato senza una significativa attenzione da parte dei principali mezzi di informazione, in particolare delle televisioni. Le associazioni vogliono adesso fare della difesa non armata uno dei temi del prossimo confronto elettorale e sostengono che anche il dovere costituzionale di difendere la patria debba poter essere esercitato con strumenti civili e nonviolenti.


Il progetto punta su una regia unica

Il disegno di legge propone di creare, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, un Dipartimento dedicato alla difesa civile, non armata e nonviolenta. La nuova struttura avrebbe il compito di mettere in rete i Corpi civili di pace, il Servizio civile universale e la Protezione civile.

Nel progetto rientra anche un istituto destinato agli studi sulla pace e sul disarmo. Il finanziamento potrebbe arrivare, tra le altre modalità, da una quota del 6 per mille dell’Irpef. Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, ha definito il traguardo raggiunto “un risultato storico” e ha invitato le forze politiche a scegliere quale idea di difesa sostenere.


Il confronto divide già i partiti

L’appello è rivolto innanzitutto al cosiddetto campo largo. Le associazioni chiedono a Pd, M5s e Avs di superare le divergenze sull’invio di armi in Ucraina e di convergere invece su una strategia civile; secondo i promotori, il sostegno potrebbe allargarsi anche a numerose realtà associative e cattoliche.

Alfio Nicotra, coordinatore dell’esecutivo di Rete italiana Pace e Disarmo, ha richiamato il precedente della legge sull’obiezione di coscienza del 1972, approvata con consensi distribuiti tra aree politiche molto diverse. L’invito, dunque, riguarda anche la maggioranza, chiamata a valutare il contenuto della proposta senza una contrapposizione ideologica.


La partita continua nella prossima legislatura

Francesco Vignarca ha sintetizzato il messaggio dei promotori con queste parole: “Siamo stufi di parlare di riarmo, vogliamo parlare di pace e degli strumenti per attuarla”. Il nodo resta però quello dei rapporti di forza in Parlamento e della concreta possibilità che il testo venga approvato.

La proposta è stata incardinata a Palazzo Madama: secondo quanto spiegato da Vignarca, il regolamento consentirà di ripresentarla automaticamente anche nella legislatura successiva. Per le organizzazioni promotrici, questo passaggio garantisce continuità al percorso e offre comunque l’occasione di portare il tema al centro dell’agenda politica.

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