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Politica 2 min di lettura4 giorni fa

Diesel, il rincaro è già scattato: la risposta di Eni sui prezzi

Il gasolio aumenta di 6,1 centesimi al litro, mentre da lunedì Eni fissa un limite temporaneo per benzina e diesel nelle stazioni Enilive.

Il nuovo aumento del diesel è entrato in vigore oggi e rischia di spingere i listini verso quota 2,4 euro al litro. A pochi giorni dal rincaro, Eni prova a contenere l’impatto con un tetto ai prezzi che scatterà lunedì, anche nelle aree di servizio autostradali.


Il diesel torna sotto pressione

La seconda fase del piano governativo per ridurre gradualmente il ricorso agli sconti sulle accise comporta un incremento di 6,1 centesimi al litro per il gasolio. La benzina, invece, non beneficia più della riduzione da inizio luglio e si trova ormai a pochi centesimi dal massimo storico di 2,184 euro al litro.

Il livello dei prezzi preoccupa soprattutto gli autotrasportatori. Assotir, attraverso il segretario generale Claudio Donati, ha lasciato aperta l’ipotesi di una mobilitazione comune con le altre associazioni: uno sciopero, ha avvertito, potrebbe «bloccare tutto il Paese».


Eni mette un limite temporaneo

Da lunedì tutte le stazioni Enilive applicheranno il price cap annunciato dalla compagnia. Il prezzo della benzina non potrà superare 1,99 euro al litro, mentre per il diesel la soglia sarà fissata a 2,19 euro.

L’intervento è previsto per almeno trenta giorni e, in base alle indicazioni disponibili, proseguirà fino alla fine di ottobre. Eni valuterà poi un’eventuale proroga sino a dicembre considerando l’evoluzione delle quotazioni e la situazione degli approvvigionamenti.

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Governo e partiti chiedono un effetto domino

Palazzo Chigi ha accolto favorevolmente la decisione, definendola «un lodevole atto di attenzione all’Italia» e collegandola alla necessità di frenare l’aumento dei carburanti causato dal quadro internazionale. L’iniziativa è stata sostenuta anche dai vicepremier, sebbene con accenti differenti.

Antonio Tajani ha valorizzato la collaborazione tra imprese e istituzioni, contrapponendola a nuovi interventi fiscali sugli extraprofitti. Matteo Salvini ha invece sottolineato la rinuncia di Eni a incassi rilevanti e ha invitato banche e altri operatori dell’energia a fare altrettanto.

Anche Fratelli d’Italia guarda alla possibilità che altri marchi seguano la stessa strada, evitando per ora una tassa sui gruppi energetici. Il tema potrebbe tornare nel confronto sulla prossima manovra, insieme alla richiesta di un contributo da parte di banche e società partecipate, soprattutto dopo la mancata uscita anticipata dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo.

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