Deficit fermo e conti in ordine: Misiani avverte, manca la crescita
Per il responsabile economia del Pd, il vero nodo non è una spesa isolata ma un’economia che resta debole: senza ripartenza, anche la manovra rischia di essere più stretta e costosa.
Antonio Misiani lega la mancata uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo non a un singolo capitolo di spesa, ma alla crescita troppo debole del Paese. Il senatore Pd parla di un quadro che limita la prossima legge di Bilancio e giudica incoerente la linea del governo, concentrata sui conti ma capace, a suo dire, di far salire il peso del fisco e di indebolire servizi come sanità e scuola.
La crescita debole pesa più del Superbonus
Per Misiani il deficit al 3,1% non si spiega soprattutto con il Superbonus, tema su cui la maggioranza insiste spesso. Resta però, osserva, il fatto che dopo aver annunciato di averlo fermato tre anni fa, arrivino ancora spese aggiuntive. Il problema centrale, sostiene, è l’andamento anemico dell’economia, destinato a lasciare effetti pesanti anche in prospettiva.
Interpellato sulle promesse fiscali del governo, il responsabile economia e finanze del Pd ribalta la lettura dell’esecutivo: il carico complessivo, dice, è salito perché lo Stato ha recuperato con gli interessi ciò che aveva concesso in sgravi. A questo si sarebbero aggiunti, secondo lui, gli effetti del fiscal drag e una serie di rincari su diverse imposte.
Meno mance, più investimenti
Misiani boccia anche il taglio del bollo, definendolo un provvedimento all’insegna di “Cetto La Qualunque”, e invita l’esecutivo a evitare una manovra fatta di piccoli interventi clientelari. La priorità, per lui, deve essere un percorso di crescita sostenibile invece di una finanziaria costruita su bonus e misure estemporanee.
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Sul piano delle scelte concrete, indica tre direttrici: abbassare i costi dell’energia puntando su rinnovabili, reti ed efficienza; rilanciare gli investimenti pubblici e privati, coinvolgendo anche il risparmio delle famiglie; restituire più forza ai salari, perché negli anni si sono erosi e hanno frenato i consumi interni. Sullo sfondo, ricorda, pesano anche i tassi in rialzo e un debito che nel 2025 supererà i 3.000 miliardi.
Tra vincoli Ue e giudizio dei mercati
Quanto alla possibilità di usare i 14 miliardi della clausola di salvaguardia nazionale, magari insieme alla flessibilità per la spesa militare, Misiani invita a valutare con attenzione ogni mossa. Ricorda inoltre che il divario tra l’uscita dalla procedura e quella clausola era già previsto dalle regole europee.
Sulla buona accoglienza ricevuta sui mercati e da alcune agenzie di rating, il senatore riconosce che i parametri di finanza pubblica contano molto e che il deficit si è ridotto. Però avverte che senza una ripresa vera della crescita i risultati restano fragili e, alla lunga, anche i conti rischiano di peggiorare di nuovo.
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